Al regista Pupi Avati il Premio Internazionale Gerolamo Cardano 2012

di Giacomo Aricò

Ieri sera nella splendida Aula Foscolo dell’Università di Pavia, si sono vissuti momenti di pura emozione. L’occasione era quella dell’assegnazione del Premio Internazionale Gerolamo Cardano, riservato a quella persona (o gruppo di persone) che abbia espresso con i suoi studi e le sue attività, alti contributi al progresso delle Scienze Umane e Sperimentali, delle Arti Libere ed Applicate. La Commissione del Rotary Club Pavia ha deciso di richiamare, per il premio 2012, l’Arte Cinematografica nel nome di Davide Turconi ed ha designato all’unanimità a ricevere il Premio il Regista Pupi Avati. Quarant’anni al servizio del cinema, Pupi Avati è un vero e proprio maestro della settima arte, ruvido e sentimentale allo stesso tempo, saggio e illuminato, divertente come pochi altri. Si vede nei suoi occhi e si sente nella sua voce quella “sconfinata giovinezza”, sempre intatta, sempre presente. Ha scelto di fare cinema per baciare finalmente la ragazza più bella di Bologna, quella Rita Donzelli che, inafferrabile e spietata, agitava le notti e le giornate del giovane Pupi. Se nella realtà quel bacio mancò, con e grazie al cinema è riuscito a realizzare il suo desiderio.

Dopo l’intervento del dirigente dell’Amministrazione Provinciale di Pavia Dott. Antonio Sacchi, è stato il Professore Nuccio Lodato a introdurre in maniera esemplare e toccante il regista premiato. Tra disastrosi ricordi studenteschi (nemmeno un esame sostenuto quando si iscrisse a Scienze Politiche all’Università di Firenze), e altrettanto difficili approcci con il sempre misterioso universo femminile, Pupi Avati ha affermato che i film li realizza soprattutto per se stesso, per riassaporare pensieri e sensazioni di un tempo, passate ma sempre vive. Avati ha spiegato come i lati del suo carattere siano serviti alla sua carriera, oltre quaranta film in quarant’anni di cinema, (“un film all’anno come Woody Allen” sottolinea appunto Nuccio Lodato). Un genio creativo che nasce dalla paura, anzi dal terrore che i ragazzini di Bologna avevano negli anni del secondo dopoguerra, vittime di storie terrificanti e destabilizzanti con cui combattere la notte. Un estro narrativo che nasce dalla timidezza, dal complesso d’inferiorità verso tutti e tutto, cosa che lo ha trasformato in un grande osservatore. C’è tutto Pupi Avati nei suoi film. C’è l’eterna giovinezza di tutti noi, che ci sediamo ancora davanti ad un Professore per un esame difficile, che aspettiamo di ballare con l’amore della nostra vita. Nei racconti spassosi del maestro, si sono emozionati tutti. Applausi e standing ovation per dedicargli, con estrema riconoscenza, un abbraccio senza tempo.