Vizi Pubblicitari-Gli editori devono aggiornare le news e banche date informative

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E’ quanto stabilito dalla Cassazione che riapre il caso di un politico arrestato e poi scagionato

di Federico Unnia

L’editore deve aggiornare i propri archivi e deve predisporre un sistema idoneo a segnalare, nel corpo o nel margine, la sussistenza di un seguito o di uno sviluppo della notizia e quale esso sia stato. Il tutto per consentire un rapido ed agevole accesso da parte degli utenti ad un’informazione veritiera, aggiornata che tuteli d’immagine e l’onore della persona interessata. Secondo la Corte, infatti, “Così come la rettifica è finalizzata a restaurare l’ordine del sistema informativo alterato dalla notizia “non vera” (poiché ormai parziale e inesatta) del pari l’aggiornamento e l’integrazione sono volte a ripristinare l’ordine del sistema alterato della notizia “parziale”.
La Corte di cassazione entra nel dibattito da tempo in corso sul delicato equilibrio, e il relativo ripartimento degli oneri, tra diritto d’informazione, accesso alle notizie su internet e tutela della privacy e della dignità della persona coinvolta in fatti assunti alla cronaca.
E’ quanto Avvenuto con la sentenza n. 5525 del 2012 della Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione (emessa l’11 gennaio 2012 e depositata il 5 aprile 2012, ndr), con la quale è stato accolto il ricorso di un assessore di un Comune della Lombardia, arrestato negli anni 90, con accusa di corruzione e poi prosciolto. La notizia del suo arresto è ancora oggi accessibile e consultabile nell’archivio storico del Corriere della Sera, anche nella versione elettronica, nonché su internet attraverso motori di ricerca.
Sia il Garante della Privacy che il Tribunale di Milano avevano respinto le richieste dell’ex assessore di spostare l’articolo pubblicato molti anni prima in un’area di un sito web non indicizzabile dai motori di ricerca, poiché “l’articolo non può essere inteso come nuova pubblicazione” e “la ricerca effettuata attraverso i comuni motori – non direttamente legata all’articolo del Corriere della Sera – dà in realtà contezza degli esiti processualmente favorevoli”.
La Cassazione, invece, consolidando il diritto alla storia ha accolto il ricorso ed ha condannato l’editore ha attivarsi affinché sia resa accessibile al lettore interessato tanto nel suo archivio, quanto su internet, la versione aggiornata dei fatti. “La notizia deve essere però aggiornata, perché vera in un determinato tempo, ma successivamente modificata dalla conclusione del procedimento con il proscioglimento dell’imputato” spiega Marzia Amiconi, Avvocato, Studio Legale Amiconi, Member of Carnelutti Group.
Secondo la Corte, “L’esigenza, a salvaguardia dell’attuale identità sociale del soggetto cui la stessa afferisce, di garantire al medesimo la contestualizzazione e l’aggiornamento della notizia già di cronaca che lo riguarda trova una sua soddisfazione nel collegamento della notizia ad altre informazioni successivamente pubblicate, concernenti l’evoluzione della vicenda, soprattutto se queste ultime mutino il quadro che si poteva evincere dalla notizia originaria”.
“L’aggiornamento deve essere effettuato dal titolare dell’archivio e non dal motore di ricerca perché quest’ultimo è un semplice intermediario telematico che offre un sistema automatico di reperimento dei dati e informazioni attraverso parole chiave” conclude l’Amiconi.