Emilio Targia presenta il suo libro “Heysel – Prove di memoria”

di Giacomo Aricò

Ho avvertito che il ricordo della tragedia dell’Heysel si stava sfilacciando, perdendo“. Questo l’impulso più forte per Emilio Targia, giornalista e autore radiofonico per Radio Radicale, di prendere carta e penna e raccontare, per ricordare. Quel maledetto 29 maggio 1985, giorno della finale di Coppa Campioni tra Juventus e Liverpool a Bruxelles, la sorte ha voluto che si trovasse nella curva “giusta” del cadente stadio Heysel, la M-N-O, e non in quella che ancora oggi è una ferita lacerante nell’anima di tanti, tutti quelli che assistettero al tragico pre partita di quella gara, dal vivo e da casa, o che nei tempi a seguire se la fecero raccontare, come me. Gronda ancora sgomento e rabbia da quella curva, che porta quella lettera tagliente, la Z, l’ultima lettera, come l’ultimo stadio, come il fondo dell’inferno. “Come si può accettare di sentire ancora oggi tifosi antijuventini che urlano ’39 gobbi in meno’?”. Così ecco il gesto di Targia, che coglie l’occasione della cifra tonda dei 25 anni per farsi spazio e presentare Heysel – 29 Maggio 1985 – Prove di memoria, nell’edizione 2010 del Salone del Libro di Torino intitolata “La memoria svelata“. L’occasione di riaprire gli occhi sul passato, e di farlo rompendo un silenzio che si è fatto rumoroso ogni anno di più, ogni anno che passava da quell’assurdo momento di follia. Un occasione anche per fare chiarezza sui fatti per evitare quelle derive pericolose che si sentono ancora oggi nei bar, luoghi comuni sbagliati e superficiali che rischiano di sedimentarsi nella memoria collettiva, anche delle generazioni future. Nel libro infatti ci si ritrova nel vivo di quei giorni, quelli che hanno preceduto e quelli che hanno seguito quella mezzora di caos fatale. Passo dopo passo, tutto quello che circondava e che accompagnava quello che deve essere un evento sportivo. Si ripercorrono ancor di più le profonde sensazioni di chi c’era ed ha vissuto in diretta, chi allo stadio, chi davanti alla tv. Oggi a 25 anni di distanza probabilmente non potrebbe ripetersi questa pagina, la più nera della storia del calcio.

A tal proposito, Guido Vaciago, giornalista di Tuttosport che ha presentato il libro insieme all’autore, ci ha detto con rammarico che “nel caso dell’Heysel bastava una lettura dei fatti e delle situazioni per capire che era una partita da gestire con delicatezza. Oggi i dati a disposizione dell’ordine pubblico per capire che una certa manifestazione sportiva è a rischio sono molti di più e tra questi c’è Internet”. Si parla anche di questo nel libro, della capacità tecnologica messa a servizio dello sport, messa a servizio prima ancora della vita. Toccanti racconti di diverse importanti personalità si susseguono, così come i ricordi dei giocatori che ebbero l’infausto compito di scendere in campo sapendo quello che era accaduto. Brevi ricordi ma pesanti come macigni, per far riaffiorare quell’eterno dolore soffocato. Commemorare per insegnare ancora oggi, per aprire gli occhi su ciò che scacciamo, come fantasmi che ci terrorizzano. Quei 39 morti insultati ancora oggi in qualche curva non possono cadere nell’oblio. “Se non avessi scritto questo libro mi sarei sentito un vigliacco” dice Targia, che è riuscito nel suo intento. Che nelle sue pagine ha ridato la vita a quelle 39 persone che il mondo sempre più veloce di oggi, in cui il nuovo è già dimenticato, stava uccidendo giorno dopo giorno, una seconda volta. Non ’39 gobbi in meno’, ma 39 angeli da ricordare, giorno dopo giorno, una volta di più.