Ecco un altro buon motivo per non pagare il canone RAI

di Federico Unnia

Il motivo per non pagare più il canone Rai, oltre a vedere a casa molti dei mezzi busti che ci tediano con il loro melenso presunto impegno professionale per la libertà d’informazione, è la vicenda appena decisa dal Giurì di autodisciplina pubblicitaria.
Motivo della contesa, tra un combattivo (ed era ora!) Comitato di controllo e la società Giesse e la RAI – Radiotelevisione Italiana, e al TGR Veneto, la diffusione del messaggio pubblicitario “La tragedia della Costa Concordia … una società di Belluno specializzata nel risarcimento danni mette a disposizione dei passeggeri coinvolti nell’incidente la propria competenza ed esperienza. Vantaggiose le condizioni”, trasmesso all’interno di servizi giornalistici del TG 3, Regione Veneto del 18 gennaio 2012, edizione delle ore 14, al minuto 9,30.
Una marchetta bella e buona, in contrasto con gli artt. 7 (Identificazione della pubblicità) e 1 (Lealtà pubblicitaria) del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.
Correttamente, si è ritenuto che servizio giornalistico nei fatti veicolasse sotto una apparente veste informativa un intento nei contenuti e nei toni eminentemente pubblicitario.
La Rai, che alcuni di noi an cora pagano, non ha neanche avvertito un sussulto di dignità, e non si è difesa. La convenuta, si è dichiarata innocente, facendo presente che il servizio era nato dall’idea di un giornalista che, dopo aver ricevuto un comunicato stampa della stessa convenuta contenente alcune precisazioni sui tempi e sui modi dell’azione risarcitoria spettante alle persone danneggiate dal naufragio, aveva ritenuto di “dare voce” alla stessa Giesse, in quanto specializzata nell’ambito del risarcimento danni. Preso contatto con l’Ufficio Stampa della Giesse, il giornalista aveva condotto un’intervista nel corso della quale aveva chiesto e ottenuto chiarimenti poi trasfusi nel servizio andato in onda a sua cura. Ciò premesso, ribadiva che il servizio dava solo indicazioni e suggerimenti. Null’altro.
Alla fine il Giurì ha doverosamente condannato la Rai – rea di aver confezionato un servizio “giornalistico e informativo” in realtà infarcito di contenuti ed inviti promozionali.
Inoltre, col supporto di immagini emozionanti colte subito dopo una grave tragedia, sono stati trasmessi al telespettatore, come dati oggettivi rilevati da un professionista dell’informazione – tv pubblica pagata con i soldi del contribuente – per giunta, degli elementi suscettibili di indirizzarlo ad avvalersi dei servizi della Giesse. Da qui lo stop, con una solenne bocciatura per la tv di Stato. Chi avrà ancora voglia (o il coraggio) di pagare il Canone?