Esplosione di applausi per il Furioso Orlando di Stefano Accorsi al Fraschini di Pavia

di Giacomo Aricò

Più passano i minuti, più gli applausi si fanno sentiti e rumorosi. Stefano Accorsi e Nina Savary rientrano più volte sul palco a prendersi i meritatissimi riconoscimenti del Furioso Orlando che hanno portato in scena ieri sera al Teatro Fraschini di Pavia. Un’opera, quella del regista Marco Baliani, che muove dal capolavoro del 1532 (prima versione 1516) di Ludovico Ariosto l’Orlando Furioso. Il titolo capovolto, il testo rivisto, riscritto, le rime scomposte e riordinate. Dopo il monumentale spettacolo che Luca Ronconi portò in scena nel 1969, l’Orlando di Baliani vede un superbo Stefano Accorsi non solo fare il narratore delle vicende del poema cavalleresco, ma anche interpretare decine di personaggi. Le vicende di Orlando e Angelica, l’amore negato, la follia che esplode. Astolfo, Ruggiero, il Mago Atlante, Medoro, Bradamante, la guerra tra mussulmani e crstiani: Accorsi declama a gran voce, la Savary, che è anche cantante e musicista, lo accompagna con eleganza. Il vento, il mare, i tuoni nascono dalle mani della Savary, mentre la mimica di Accorsi, valorizzata da un sapiente gioco di luci, fa cogliere al pubblico le emozioni profonde dei personaggi. Si respira l’ambiente, si tocca la natura, si torna a immaginare. Giostra di sentimenti, fughe e inseguimenti. Senza pause e con gli interpreti sempre in scena, lo spettacolo riesce però ad alleggerirsi, nei dialoghi Uomo-Donna, nell’ironia e nelle allusioni di certe intime situazioni, nel sempre contagioso sorriso di Stefano Accorsi, sempre uguale a quello della spassosa pubblicità Maxibon di un ventennio fa. L’attore recita e insegna, nel finale invita tutti a continuare a leggere l’Ariosto per sapere come andranno le cose, sottolineando anche l’ambizione didattica del testo di Baliani: le studentesse studierebbero volentieri l’Ariosto se il Professore fosse Accorsi che, dopo lo spettacolo, seppure provato, non ha negato foto ed autografi a tutte le sue fan. Cambi improvvisi di registro, di ritmo, sospensioni, digressioni, ricordi, riprese del filo narrante. Sul palco si susseguono momenti di bravura che mettono in crisi il pubblico, l’applauso esploderà solo alla fine, tutto in una volta, per un’opera resa attuale, viva, palpitante. Un’opera, come canta oggi  Francesco Renga, di una Bellezza Furiosa e Nobile.