VIZI PUBBLICITARI-L’umorismo e la discriminazione sicula non passano

di Federico Unnia

La trovata pubblicitaria, relativa ad un servizio telefonico, incentrata sullo slogan “Finalmente i siciliani parleranno!”, apparsa su affissioni diffuse a Palermo, non ha convinto il Comitato di controllo dell’autodisciplina pubblicitaria che l’ha bloccata per contrasto con gli artt. 10 e 2 Cap.
Il messaggio, volto a promuovere l’offerta dei servizi telefonici “Italiacom Mobile”, mostrava un uomo dall’espressione seriosa, con addosso la tipica “coppola” siciliana, mentre l’headline recitava: “Finalmente i siciliani parleranno!”. Evidente il collegamento, in sé banale, con la nota ritrosia su certi temi e problemi da parte dello steroeotipo di siciliano.
Secondo il Comitato di controllo, infatti, la comunicazione si manifestava gratuitamente offensiva nei confronti della dignità della persona, in quanto attingendo allo stereotipo dell’omertà mafiosa, che viene attribuita genericamente al popolo siciliano, favoriva la diffusione di un messaggio che implica una discriminazione basata sull’origine territoriale dell’individuo. Tutto ciò in palese contrasto con quanto previsto dall’art. 10 del Codice, secondo cui “la comunicazione commerciale deve rispettare la dignità della persona in tutte le sue forme ed espressioni e deve evitare ogni forma di discriminazione”.
Il messaggio, infine, è stato giudicato anche non conforme all’art. 2 Cap (pubblicità ingannevole).

Infatti, nel presentare i contenuti dell’offerta pubblicizzata, rimandava a scritte poco leggibili in fondo all’affissione la specificazione che la perentoria promessa relativa alla tariffa di 7 cent/min, enfatizzata a grandi caratteri, prevedeva anche l’applicazione di uno scatto alla risposta di 15 centesimi e che la tariffazione era conteggiata ogni 30 secondi. In questo modo l’affissione veicolava un contenuto fuorviante, in contrasto con l’art. 2 del Codice. Da qui il blocco.