VIZI PUBBLICITARI-No a Hyundai i10

di Federico Unnia

Nello spot mancavano i riferimenti al tasso di interesse, al numero di rate (ben 84), alle spese comprese nel costo totale del credito, all’importo totale del credito e di quello dovuto dal consumatore. Il tutto non potendosi ritenere sufficienti ad assolvere l’onere informativo posto a carico dell’inserzionista le scritte riportate a caratteri ridotti e praticamente illeggibili che comparivano per pochi istanti sullo schermo.
E’ questa la conclusione cui è pervenuto il Presidente del Comitato di Controllo, il quale ha ingiunto il blocco della diffusione dello spot tv relativo all’automobile “Hyundai i10”, diffuso sulle reti Mediaset e RAI ad inizio gennaio 2012 perché ritenuto non conforme agli artt. 2, 17 e 20 del Cap.
Lo spot, dopo aver indicato il prezzo dell’automobile pubblicizzata (“7.350 euro con clima”), annunciava trionfalisticamente: “Rate da 30 euro al mese”, mentre sullo schermo compariva la scritta “Finanziamento da 30 euro al mese* (TAEG 8,86%)”. Un asterisco rinviava ad alcune scritte a caratteri piccolissimi, poste in fondo allo schermo e di fatto illeggibili. Quindi come se non fossero presenti nel messaggio.
Secondo il Comitato di Controllo il messaggio era tale da indurre in errore il pubblico in relazione alle condizioni dell’offerta pubblicizzata. A fronte di una promessa assoluta e perentoria “Finanziamento da 30 euro al mese* (TAEG 8,86%)”, e in assenza di idonee indicazioni sulle condizioni necessarie per aderire all’iniziativa ed usufruire del beneficio prospettato, il Comitato ha ritenuto fortemente omissiva e fuorviante la pubblicità in questione.
Dalla lettura delle condizioni rilevate nella pagina Internet del sito dell’inserzionista emergeva inoltre che il finanziamento prevedeva comunque un anticipo; che solo le prime 36 rate sono di 30 euro, mentre le restanti 48 erano ben maggiori (107 euro) e che l’offerta pubblicizzata era valida solo fino al 31 gennaio 2012.
Inoltre solo fino a tale data l’auto era proposta al costo promozionale indicato di 7.350 euro, cui peraltro bisogna in ogni caso aggiungere ulteriori 134,97 euro per il primo tagliando. Insomma, una serie di omissioni che il Comitato di controllo ha ritenuto tali da rendere la pubblicità contestata irrispettosa del principio di correttezza previsto dalle norme autodisciplinari e in contrasto con il principio di “autosufficienza informativa” del messaggio, volto ad evitare il cosiddetto “primo aggancio” del consumatore, oggetto di consolidata giurisprudenza del Giurì.