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G20: Letta, valutazione positiva per l’ItaliaG20: Letta, valutazione positiva per l’Italia
L’Italia dopo questo G20 non è più dietro la lavagna e nell’action plan del summit c’è una valutazione positiva per il Belpaese. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio Letta in un occasione della conferenza stampa al termine della riunione del G20 a San Pietroburgo. Il premier ha sottolineato il fatto di come l’Italia sia riuscita a mettere al centro dei lavori del meeting i temi del lavoro e dell’occupazione giovanile e di come le sette priorità chieste da Roma siano state praticamente raggiunte in toto, compensando così la delusione sulla vicenda siriana. Su quest’ultimo punto Letta è stato chiaro: l’Italia per il quadro giuridico e per le scelte fatte non parteciperà a nessuna iniziativa di carattere militare senza l’autorizzazione esplicita delle Nazioni Unite.

Cernobbio guarda Roma: lo spettro resta la tenuta del governo
La caduta del governo italiano batte la Siria. I problemi di politica interna rappresentano la principale preoccupazione per gli economisti e gli imprenditori riuniti a Villa d’Este per il Workshop Ambrosetti, superando per importanza persino i rischi geopolitici in Medio Oriente e in Siria.
E’ quanto emerge da un sondaggio condotto tra i partecipanti alla prima giornata del Workshop in svolgimento nella cittadina a pochi chilometri da Como.
Il 33,7% dei partecipanti al Workshop alla domanda “Quali dei seguenti rischi la preoccupa di più” ha risposto “la caduta del governo italiano”. Il fattore Siria è invece la maggiore fonte di preoccupazione per il 28,3% degli intervistati. Enrico Letta potrà fornire quindi indicazioni d’interesse per la platea quando, domenica, presenzierà ai lavori di Villa d’Este. Segue una new entry nel panorama dei fattori di preoccupazione: il declino dei mercati emergenti, che raccoglie la segnalazione del 18,5% dei presenti. Per un nuovo motivo di timore, un vecchio che ancora non abbandona la scena. Il crollo del sistema bancario e finanziario continua infatti a preoccupare il 17,4% dei presenti a Cernobbio.

Apple, accusata di sfruttamento in Cina per produrre il nuovo iPhone
Non è ancora stato presentato il nuovo smartphone low cost e già Apple è finita nell’occhio del ciclone. L’azienda di Cupertino sarebbe stata accusata di sfruttamento dei lavoratori in Cina, proprio nello stabilimento dove si sta producendo il nuovo iPhone a basso costo, il cui lancio è imminente. Secondo un rapporto dell’ente no profit China Labor Watch, pubblicato ieri, sarebbero state violate alcune condizioni etiche e legali dei lavoratori dello stabilimento che fa capo a Jabil, partner di Apple. I lavoratori di quella fabbrica sarebbero costretti a turni massacranti in stanze sovraffollate e con scarsa formazione. Non è la prima volta che Apple viene accusata di sfruttamento dei lavoratori in Oriente. Il più recente e importante è stato il caso della taiwanese FoxConn.

tabellaquotazioni 06-09-2013