Le frecce (avvelenate) di Freccero

Da Berlusconi jr a Santoro, da Gubitosi a Cairo: l’ex direttore di Rai 4 alla vigilia della stagione televisiva ne ha per tutti. E non chiamatelo pensionato

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Suvvia, chi potrà pensare che si tratta solo del classico sfogo di un neo pensionato? Carlo Freccero, a 66 anni, non potrà nemmeno andare ai giardinetti. Almeno per ora: gli hanno affidato Rai Expo. E quindi. I suoi giudizi sulla stagione televisiva ai blocchi di partenza vanno presi sul serio: soprattutto quando sono frecce avvelenate. Freccero le ha scoccate con una lunga intervista che ha concesso all’Espresso in edicola questa settima. E quindi: tenetevi forte che l’ex direttore di Rai 4, Rai 2, Italia Uno e La Cinq ne ha per tutti.

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LUIGI GUBITOSI: “Un gentiluomo, il primo direttore generale che dal 2002 si è degnato di ricevermi e mi ha proposto di scrivere programmi per l’Expo 2015 dedicato al cibo. Peccato che quando gli ho precisato che la prima cosa da fare sarebbe stata un’inchiesta a tutto campo sulle multinazionali dell’alimentazione e sui loro codici etico-industriali, Gubitosi abbia risposto con una sequenza di “Ah… Mh…Sì…”. Dopodiché non l’ho più sentito”.

FABIO FAZIO: “Oggi rappresenta il massimo della potenza televisiva. È la sintesi tra il vecchio-giovane Enrico Letta e il disinibito trasversalismo di Matteo Renzi. Un canone strepitoso, perché Fazio per primo ha intuito cosa sarebbero diventati gli italiani: un popolo che ha per riferimento la tv degli anni Ottanta. Goldrake, le canzonette alla “Anima mia”, Claudio Baglioni… Quelle cose lì. Fabio è un fenomeno nel fabbricare ritornelli, reiterazioni visive e sonore capaci di sdoganare anche i contenuti più indigeribili”.

MARA VENIER E BARBARA D’URSO: “Ogni domenica sarà la stessa storia. Su Sky trionferanno il calcio e le repliche di “X Factor” e “Masterchef”. Per cui non resterà che gettarsi sugli avanzi: milioni di anziani, spesso poco istruiti, saranno affidati alle badanti Venier e D’Urso. Brave professioniste, attenzione. Donne molto generose. Fisarmoniche dei sentimenti che recitano con tutto, pur di conquistare lo share: con gli occhi, con le mani, a volte pure con le tette”.

LUCA TELESE: “È il classico prodotto della tv delle larghe intese; di quella carnalità perversa che lega destra e sinistra, e che porta Mediaset a contenere nel suo ventre sia le piazze ululanti di Paolo Del Debbio, già ideologo di Forza Italia, sia il talk show di Telese. Tanto più che Luca ha una caratteristica spettacolare: è completamente schiavo dei tempi, di Twitter, del costante confronto con l’opinione pubblica. Qualità non appariscente, ma che gli consente di ascoltare il Paese”.

NICOLA PORRO: “Ha tutto: è bello, intelligente, mondano, conosce l’economia, ha un’agenda ottima. Ma a differenza di Telese non ha fame di successo. Gli manca il carico di tracotanza, e determinazione che in tv è indispensabile. Se ci pensate, sfogliando i palinsesti, sono tutti così i conduttori che funzionano. Corrado Formigli, per citarne uno, combatte come un pazzo per dimostrare che è più bravo del maestro Santoro. E Michele stesso, ancora oggi, si dà un gran da fare per imporsi come burattinaio politico. Nicola Porro no, è un’altra storia: appartiene alla categoria di quelli che vanno in vacanza a Saint Tropez, e che non sentono dal profondo la pulsione animale”.

MICHELE SANTORO: “Vorrebbe evolversi in una specie di Francesco Rosi. Un narratore quasi cinematografico delle vicende italiane. E credo pure, però, che abbia la consapevolezza di essere alla fine di un ciclo. Quello che doveva dare, lo ha dato: gli tocca solo attendere che sulla sua storia, e su quella del nemico Berlusconi, cali il sipario. In parallelo. Un epilogo che racconterà dal video con parole generose, quasi romantiche”.

URBANO CAIRO: “Di lui ho un ricordo indelebile. Dirigevo Italia1, nei primi anni Novanta, e un giorno ero nel suo ufficio milanese di via Rovati. Più lo osservavo, e più mi accorgevo di quanto si sforzasse di imitare Berlusconi: il modo in cui sorrideva, in cui si atteggiava a dare mano, persino come camminava. Oggi, infatti, è una copia in sedicesimo del Cavaliere: intelligente, svelto, ma pur sempre un’imitazione in scala ridotta. Il Torino, insomma, non sarà mai la Juve, e La7 non potrà mai avere grandi obiettivi. Si accontenterà di mangiare le briciole del mercato investendo sul popolare. Non a caso, per la fascia del pomeriggio, è stata scelta Rita Dalla Chiesa. E sempre non a caso, quando Gad Lerner ha visto infrangere il giansenismo della rete all news, ha cambiato di corsa aria”.

MARIA DE FILIPPI: “Sono un grande ammiratore di Maria. Perché lei capisce, annusa. E ha intuito che è il momento di inserire in tv figure esemplari, modelli positivi per chi guarda da casa. Lo ha fatto, ad esempio, portando don Luigi Ciotti ad “Amici”, e continuerà in questa direzione. Maria è il simbolo della televisione commerciale. Una signora che non teme di sporcarsi le mani. Ha una moralità che inizia e finisce dentro al video: le eventuali conseguenze di quello che mostra, non la riguardano. Lei tira dritto da regina, e sbancherà alla grande i prossimi sabato sera”.

PIERSILIVIO BERLUSCONI: “Ha un atteggiamento televisivamente passivo. Il padre amava dal profondo quello che poi andava in onda: lo svezzava, ci si divertiva. Tirava fino alle tre di notte con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia discutendo sulle battute più forti. Giuro che per scegliere Gigi Sabani, come conduttore del mitico “Ok, il prezzo è giusto”, abbiamo fatto 21 ore di riunioni. Piersilvio invece è distaccato, non è mai entrato con forza nel merito del prodotto. E così ha prevalso la noia, invece dell’alta gradazione alcolica indispensabile a una rete commerciale carica di pubblicità”.

ROBERTO BENIGNI: “Non ne posso più di questo Roberto in versione istituzionale. A me manca quando faceva Johnny Stecchino e si rideva di gusto. Ora è diventato un pontefice, il Giorgio Napolitano della tv. E cosa s’inventerà mai, dopo avere commentato Dante, la Costituzione italiana e le tavole di Mosè? Gli resta solo il Talmud”.

PAOLO BONOLIS, MILENA GABANELLI E MIA CERIN: “Su chi punto? A parte Paolo Bonolis, che è un fuoriclasse indiscutibile, e Milena Gabanelli, che vedrei benissimo nei palinsesti Mediaset a portare un po’ di vita e polemiche, faccio il nome di una giovane giornalista: si chiama Mia Ceran, ed è l’inviata politica di Telese a “In onda”. Quando sono andato ospite, ho preteso dal conduttore che fosse fatta sedere in studio accanto a me. È preparata, seria. Le manca soltanto di atteggiarsi da prima della classe, come fece a suo tempo Lilli Gruber”.