PIRANDELLATE-L’importanza di parlare ancora di dispersione scolastica e devianze adolescenziali in Sicilia

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di Francesco Pira

Per far parlare dei disagi e delle emergenze della Sicilia in questi giorni in tanti hanno preso in mano i forconi. Sono scesi per strada. Hanno protestato e continueranno a farlo. Tra questi disagi c’è quello incredibilmente diffuso nel Sud della dispersione scolastica. Anche ribattezzata mortalità scolastica. Un fenomeno che gli esperti collegano di sicuro con il facile reclutamento in Sicilia, come in Calabria o in Campania, dei giovanissimi alla delinquenza minorile, primo passo per l’adesione a ben più organizzate associazioni criminali.
Carmelo Salvatore Benfante Picogna, docente di ruolo di Serradifalco (Caltanissetta), attualmente in forza presso l’Ambito Territoriale di Caltanissetta dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia (un nome lunghissimo per ribattezzare gli ex Provveditorati agli Studi), una lunga esperienze nella formazione del personale docente , esperto nell’integrazione degli alunni con bisogni speciali (è referente per la provincia di Caltanissetta),ha pubblicato nelle Edizioni Solidarietà (pagg 90 euro 12) il libro intitolato “Dispersione scolastica e devianze adolescenziali in Sicilia”.
Un lavoro ben scritto che, come lo stesso autore ha scritto nella prefazione, ha come intento “offrire un contributo all’analisi dei dati sul fenomeno della dispersione scolastica in Sicilia e alla riflessione critica sulle connessioni fra questo e la devianza adolescenziale”.
Un lavoro molto accurato che prende le mosse dalle ricerche e dagli studi degli Osservatori regionali, provinciali e locali contro la dispersione scolastica istituiti in Sicilia presso l’Ufficio Scolastico Regionale, Provinciali e nelle Aree Locali (reti di scuole), sia di quelli esistenti presso gli Uffici Giudiziari Minorili.
Benfante Picogna è stato bravissimo a mettere insieme dati, osservazioni, riflessioni e le procedure messe in atto dalle varie istituzioni ed ha ottenuto un framework entro il quale ha potuto verificare come “spesso l’insorgenza di condotte devianti nei ragazzi e nelle ragazze sia concomitante o , immediatamente successiva, ad una alterazione del loro normale percorso scolastico; dalle frequenze saltuarie, alle bocciature ripetute, al definitivo abbandono della scuola”.
Un lavoro prezioso arricchito anche dai contributi di Evelina Arcidiacono e Maurizio Gentile, rispettivamente, psicopedagogista e coordinatore regionale dei progetti di lotta contro la dispersione.
Nel libro di Benfante Picogna senza allarmismi si legge la consapevolezza di una situazione difficile, come quella siciliana, non molto diversa, come abbiamo già scritto da quella delle altre regioni del sud. E la macchina del male, le organizzazioni mafiose e camorristiche, godono anche di questo fenomeno che permette di reclutare giovani abbandonati a se stessi sia nelle periferie e nei quartieri ghetto delle grandi città, come nei paesini più sperduti e ad alta intensità criminale.
L’autore rileva che il lavoro, seppur non esaustivo, ha permesso, comunque, “di comprendere come i due fenomeni, possano interferire e di conseguenza, come si possibile prevenire o contrastarne gli effetti”.
Non c’è automatismo perfetto, secondo Benfante Picogna, nell’insorgenza della devianza come conseguenza della dispersione scolastica. Ma le ricerche empiriche citate nel volume hanno dimostrato la presenza di concause e di multifattorialità.
Ma esiste una soglia di pre-allarme in quanto scrive l’autore: “Non possiamo non considerare il fatto che la discontinuità e la problematicità nella frequenza scolastica rappresenti un elemento di grande preoccupazione per gli addetti ai lavori in quanto, i bassi livelli di istruzione e di competenze relazionali pro-sociali conseguiti dagli alunni a rischio contribuiscono alla definizione di quadri interpretativi della realtà”.
E in questo senso “la scuola risulta essere ancora una volta, come sempre più spesso accade negli ultimi tempi, centro e sintesi degli interventi per l’infanzia e gli adolescenti a fronte, però, di una dotazione in termini di risorse professionali, strutturali e finanziarie, non sempre adeguata”.
Non c’è dubbio che non soltanto la scuola può dare risposte concrete su un argomento così delicato e su fenomeni che riguardano i più giovani, bambini o adolescenti che siano.
Come al solito la ricerca fa la sua parte. Adesso questo lavoro va interpretato e poi, senza aspettare altro tempo, occorre potenziare le strutture esistenti e crearle dove non esistono. Non c’è altro tempo da perdere.