VIZI PUBBLICITARI-Il senso delle condotte e delle parole

di Federico Unnia

“L’eventuale pubblicazione dell’estratto della pronuncia di condanna sul Corriere della sera sarebbe sproporzionata; data la diffusone della testata, ciò equivarrebbe ad esporre Vodafone al pubblico biasimo”. Sono queste le parole dette per cercare, invano, e per fortuna, aggiungiamo, di evitare che fosse data notizia al pubblico della condanna per inottemperanza alle precedente pronuncia con la quale il Giurì aveva imposto il blocco di una campagna pubblicitaria di Vodafone.
Il fatto, o meglio, l’argomentazione è straordinariamente esplicativa dei due pesi e delle due misure che caratterizzano la condotta di molte imprese nell’arena pubblicitaria e della comunicazione.
Non si può pensare di mettere in cattiva luce l’immagine e la condotta commerciale e pubblicitaria di un’impresa poiché questo equivarrebbe a danneggiarla ben oltre le sue effettive responsabilità.
Meglio lasciar passare in sordina la condanna, aiutati in questo dalla codardia di molti media che in questi tempi di vacche scheletriche, pur di non perdere un potenziale investitore, tacciono su condotte pubblicitarie anche gravi.
Il caso in esame lo era. Va bene ingannare (e Vodafone, come molte imprese delle tlc spesso è stata sanzionata), ma disattendere una delle regole cardine dello Iap (le decisioni si accettano e si eseguono celermente) è qualcosa di ben più grave.
Non paga di questa marachella, Vodafone avanza poi l’ardita richiesta: niente pubblicità sul Corriere: non fosse mai che in molti sappiano che abbiamo doppiamente violato le regole della corretta comunicazione. Ove si pubblicasse si verrebbe a creare un danno per l’azienda, esposta “al pubblico diasimo”. Viene da chiedersi: perché tanta sensibilità non si presta prima, pensando a quali effetti possa produrre una comunicazione scorretta sui milioni di consumatori che raggiunge e scorrettamente induce a condotte e acquisti che non sempre rispondono a quello che si è promesso?

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