VIZI PUBBLICITARI-Una guida sugli illeciti pubblicitari dei prodotti cosmetici

di Federico Unnia

L’Istituto di autodisciplina pubblicitaria veste i panni dell’editore, dando alla luce un primo interessante, quanto prezioso, Quaderno dedicato ai claims pubblicitari dei prodotti cosmetici che sono stati ritenuti non conformi alle norme del Codice dedicati a questi prodotti. Parliamo dell’art. 2, che sancisce l’obbligo di veridicità delle comunicazioni pubblicitarie, e dell’art. 23, rubricato prodotti cosmetici e per l’igiene personale.
Il testo, curato da Anna Rosa Ciranni e Carlo Orlandi, acquistabile richiedendone copia alla Segreteria dell’Istituto, è una guida ragionata ed assai utile per chi si trovi a dover gestire, responsabilmente è la premessa d’obbligo, la comunicazione di questi prodotti. Esso è infatti strutturato proponendo, con l’ausilio delle massime e di brevi descrizioni del caso concreto deciso dal Comitato di controllo e dal Giurì di autodisciplina, alcuni aspetti che caratterizzano la pubblicità di questi prodotti.
Così, si parte dai criteri generali per l’analisi del messaggio, e si passa all’ambiguità della comunicazione (tipicamente connessa all’utilizzo di espressioni quali Solo in farmacia, crema intirughe). E ancora, le attività che non sono attribuibili al prodotto (quindi alla sua presunta efficacia). Da notare, infine, l’interessante sezione dedicata ai c.d. profili di natura non prestazionale, vale a dire lo sfruttamento, spesso scorrettamente posto in essere, della debolezza psicologica dei soggetti che guardano a questi prodotti con attese e speranze migliorative non sempre realizzabili. Stesso discorso, dicasi, per l’utilizzo di immagini che possano offendere da un lato la donna e dall’altro la dignità della persona od essere gravemente volgari.
Insomma, una guida utile e doverosa per chi intenda ancora oggi la comunicazione come strumento serio di comunicazione, da usarsi con molto senso di responsabilità.