VIZI PUBBLICITARI-Cura le rughe profonde, ma non e’ un farmaco

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di Federico Unnia

Piccolo peccato veniale, si potrebbe dire. Una leggerezza. Ma il Comitato di controllo non l’ha pensata proprio così ed ha ingiunto a P&G di bloccare i messaggi “Dalle aziende Consigli per gli acquisti”, relativo al prodotto Serum 7 Lift , pubblicato su Più Sani Più Belli e nella pagina www.pg.com/it_IT/news/laboratories_boots.shtml perché, a suo dire, contrari agli artt. 2 e 23 Cap.
Secondo l’organo di controllo, i messaggi vantano un’impropria efficacia del cosmetico pubblicizzato sulle rughe profonde, facendo uso di espressioni quali “Riparare le rughe profonde”, “… dopo 4 settimane riduce del 50% la visibilità… e delle rughe profonde”. Alla base di tale promessa e vanto pubblicitario vi era un test di autovalutazione che, per i limiti insiti in tale tipologia di test, secondo il Comitato di controllo era inidoneo a supportare il claim in questione.
Infatti i test di laboratorio evidenziavano che dopo 6 mesi di trattamento con il siero migliora la struttura della pelle e che tale prodotto poteva portare ad una riduzione clinica dell’aspetto delle rughe. Appariva quindi evidente, per il Comitato, che i risultati ottenuti attraverso le misurazioni strumentali dei test clinici erano molto diversi da quelli indicati nel messaggio stampa, sia in termini di tempo che di miglioramento delle rughe. Impropria anche l’espressione “riparare le rughe profonde” in quanto l’utilizzo del prodotto portava solo un miglioramento delle rughe.
Alla luce di tali considerazioni è stato ritenuta esorbitante e fuorviante l’eccessiva enfasi riferita all’efficacia del prodotto, riportata nel sito Internet P&G; infatti in tale pagina, era più volte evidenziato il legame tra il prodotto cosmetico in questione e il mercato farmaceutico (“Il mercato farmaceutico italiano ha un grande potenziale di crescita”, “… prodotto cosmetico antietà testato con gli stessi elevati standard di valutazione dei farmaci, la cui efficacia è comprovata da studi clinici indipendenti pubblicati dalle più autorevoli riviste internazionali di dermatologia”), nonché con il canale farmacia.
Tali affermazioni costituivano violazione della ratio del divieto di “ricorrere a richiami o attestazioni di tipo medico”, che ha sempre trovato applicazione anche con riguardo ai prodotti cosmetici, in quanto tale richiamo conduce ad attribuire ai prodotti pubblicizzati un quid pluris rispetto agli altri, di pari natura, presenti sul mercato.
Anche la scelta di svolgere il test di autovalutazione presso 200 farmaciste, secondo il Comitato, aveva un’eccessiva enfasi nel messaggio, in quanto queste ultime erano rappresentate come un “campione di donne di altissimo profilo e autorevoli referenti…” attribuendo ai risultati del test un’indiscussa garanzia di efficacia, proprio in quanto consigliato dal farmacista, figura professionale, in grado di fornire maggiore fiducia al consumatore nella scelta del prodotto. Da qui lo stop, per la non opposizione all’ingiunzione di desistenza da parte di P&G.