Tributo alla semplicità, la caratteristica vincente dei progetti editoriali

di Claudio Astorri

tratto da www.astorri.it

Mi piace avviare questa riflessione sulla semplicità ringraziando pubblicamente chi mi ha trasmesso l’importanza e la necessità imprescindibile di questo valore almeno nel senso più squisitamente emotivo: Lorenzo Suraci, editore di RTL 102.5. Un secondo tributo, temporalmente e relativamente, va alla radiofonia statunitense, proprio a tutta la radiofonia statunitense, da me amata, esplorata sul campo, vissuta; è l’apoteosi della semplicità nel senso razionale. Credo quindi di aver anche avuto fortuna nel godere di ispirazioni forti e di esempi importanti nell’apprezzare e utilizzare il valore della semplicità. Già, ma perchè è importante il valore della semplicità nei progetti editoriali e nel campo radiofonico?
Per me è una bella domanda che ha molte risposte che qui provo a sintetizzare.
1) La SEMPLICITA’ è richiesta dalla stessa MISSIONE della RADIO. “Make people feel better”, fare stare meglio le persone. Una funzione sociale di intrattenimento o di informazione che si muove in “aria” con il solo ricorso dell’immaginazione quale quella della radio accede direttamente e necessariamente alle corde personali ed emotive della persona e può riaccenderne o generarne immagini ed emozioni. La radio è essenialmente questo. L’arena della fantasia, il teatro della mente. Per accedere alla persona via “aria” i mezzi sono pochi e semplici: la musica, la conduzione, l’attualità e l’interattività. Peraltro sono tutti sinonimi pieni di “creatività”. Diciamo che ci sono 4 strade alternative per scegliere la propria semplicità, perchè alla fine bisogna puntare su una sola, quella principale, la semplicità di base.
2) La SEMPLICITA’ è richiesta dalla stessa COMPETIZIONE nella RADIO. Ho constatato che gli operatori della FM scorrono le frequenze tra 87,5 e 108 MHz molto meno degli ascoltatori, dei semplici ascoltatori. E’ un’azione che fa molto bene, se non prima e dopo i pasti, almeno una volta alla settimana. Ci si rende conto della notevole varietà di offerta delle singole emittenti. E quante sono, accidenti. Come si fa ad emergere. Facendosi notare per una funzione semplice che crea una scarsità. Già, qui rientra anche il concetto stesso di formato. Distintività e unicità sono proprio sinonimi di semplicità. Un’idea forte e semplice passa prima; mai notato?
3) La SEMPLICITA’ è richiesta dalla stessa ESPRESSIONE della RADIO. E’ un mezzo sincrono, che può diventare anche asincrono con il WEB e il PODCAST. Comunque la radio nasce sincrona. E’ un mezzo che quindi obbliga a mettere in sequenza un solo evento alla volta, qualunque esso sia, non ne può utilizzare molti simultaneamente. La radio vive e cresce dunque della consapevolezza che si può attrarre attenzione su un elemento alla volta. E’ semplicità che diventa anche chiarezza espressiva lineare. I conduttori a volte cercano di rovinare la semplicità aprendo al pubblico proprio tutto quello che gli passa per la testa, tangente per tangente; la radio, però, così non funziona. La si può vivere e seguire ma “one thing for a time”.
4) La SEMPLICITA’ è richiesta dalla stessa FRUIZIONE della RADIO. E’ un mezzo che accompagna, non interrompe le attività delle persone. Si tratta di un benefit che possiamo definire colossale. E’ una funzione sociale straordinaria. Per accompagnare le persone la radio deve muoversi con chiarezza di posizione, vicino a chi ascolta, come un amico. E deve intrerpretare quel semplice ruolo amicale che è fatto di rispetto per l’impegno, per i carichi di impegni professionali e personali dell’altro ma anche di disponibilità in qualsiasi momento a farsi attivo e partecipativo, ludico o interattivo. Qui la semplicità si chiama familiarità.
Quanta semplicità c’è nelle vostre stazioni radio o nelle vostre inziative radiofoniche?