Qui Palermo, il maxi manifesto della Fastweb sulla Cattedrale fa scandalo

La protesta di Legambiente Sicilia: “E’ ora di regolamentare le esposizioni”

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Vi ricordate le polemiche che suscitarono i mega manifesti pubblicitari del Baileys sulla facciata del Duomo a Milano? Nel capoluogo lombardo, sull’altare del dio denaro, si arrivò a tollerare persino un manifesto con sguardo ammiccante di modella super sexy e slogan se non sacrilego, quasi (“non mi importa cosa pensano gli altri, mi basta quello che penso io”). Ora, si è installato, con l’obiettivo di completare il restauro, un mega schermo del tipo di quelli che si ritrovano negli stadi. Niente di tutto questo passò inosservato, tant’è che anche il presidente di TP, l’associazione italiana Pubblicitari Professionisti Biagio Vanacore, lo etichettò come “fuori luogo”.

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Bene. La stessa scena, con le stesse polemiche, si rivivono a Palermo. Sulla facciata della Cattedrale del capoluogo siciliano è comparso un manifesto che proprio non è piaciuto, tra gli altri, a Legambiente. Da lì sono sorte delle polemiche che hanno portato Fastweb, il committente della pubblicità della discordia, a decidere di ritirarla.

“Ritengo – spiega Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente – che lo scivolone in cui e’ incorsa la Curia di Palermo autorizzando l’esagerato e fuori luogo maxi manifesto sul ponteggio della Cattedrale non puo’ mettere in discussione la necessita’, in tempi di grave crisi economica, di coinvolgere i privati per il recupero dei monumenti”.

“Le aziende che si fanno pubblicita’ in queste forme non sono dei magnati, devono comunque ricavarne qualcosa, legato soprattutto all’immagine. Dunque, il tema sono le forme in cui questa collaborazione deve avvenire che, e’ fuor di dubbio, non puo’ essere quella scelta dalla Chiesa di Palermo in quanto mortifica la Cattedrale. Ci sono altre forme, piu’ sobrie ed eleganti per raggiungere lo stesso scopo. Lo ha intelligentemente capito subito la Fastweb – conclude Zanna- che ha dichiarato di voler ritirare subito la pubblicita’. Cerchiamo di dare delle regole per il settore e non cerchiamo lo scandalo ovunque”.