VIZI PUBBLICITARI-Stilettate di fine anno

di Federico Unnia

Una delle peculiarità del sistema di autodisciplina pubblicitaria è il rigore con il quale parla il Giurì. E quando, nelle interessanti motivazioni, si permette di tirare le orecchie agli operatori della comunicazione, ebbene questo è di per sé meritevole di menzione.
Due volte questo è avvenuto nell’anno che si è appena concluso. E merita ricordarle.
In un caso, si verteva in tema di volgarità ed offesa arrecata alla dignità della donna attraverso la mercificazione del suo corpo (o sola parte di esso), il Giurì ha ricordato come i pubblicitari, e le imprese che li incaricano, dovrebbero e potrebbero far migliore uso della loro fantasia e creatività. Come dire: il Codice di autodisciplina, e il Giurì che lo applica, non ostacolano il dispiegarsi della creatività bensì pongono un duro divieto a chi perseveri in scelte creative che non mostrano immaginazione e innovazione.
Nel secondo caso, discutendo l’ennesima controversia tra imprese telefoniche, il Giurì ha fatto presente come in questo settore – tra i più dinamici quanto meno ad innovazione ed investimenti pubblicitari – in cui gli operatori si scambiano reciprocamente, ora come ricorrenti ora come convenute, accuse identiche, sarebbe auspicabile la definizione di un gentleman agreement, cui il Giurì stesso si sforza di contribuire attraverso le sue pronunce.
La mente corre subito al tentativo, di 10 anni or sono, promosso da Upa, in cui si stabiliva una serie di regole che le imprese del settore avrebbero seguito. Accordo che, stando alle parole del Giurì, nei fatti è stato disatteso.