VIZI PUBBLICITARI-No al promo di Blood Story

di Federico Unnia

In Uk sono interventi all’ordine del giorno. In Italia molto rari e nei pochi casi in cui ciò si verifica, fanno scalpore. E’ il caso del messaggio pubblicitario dell’opera cinematografica “Blood Story”, trasmesso sui canali Sky nei mesi scorsi, e ritenuto non conforme al disposto degli artt. 9 – Violenza, volgarità, indecenza – e 11 – Bambini e adolescenti – del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale, in quanto proponeva al pubblico dei destinatari, compresi i minori, immagini e situazioni eccessivamente violente e dotate di una inaccettabile carica ansiogena e scioccante.
Il messaggio, della durata di 60 secondi, pubblicizzava il film horror vietato ai minori di anni 14 “Blood Story” di Matt Reeves. Pellicola che, come noto, ha per protagonisti due ragazzini, di cui una svela all’altro di essere un vampiro, e di avere perciò bisogno di sangue per vivere.
Secondo il Comitato di controllo, che ha ingiunto il blocco del promo, è pacifico che, in assenza di un espresso divieto legislativo, non può essere impedito al produttore di uno spettacolo, connotato anche da violenza, di farne pubblicità, richiamandone in certa misura le caratteristiche attrattive. Tuttavia, posto che la pubblicità ha una platea più ampia rispetto a quella dei soggetti motivati alla fruizione del film, nel caso di specie, l’informazione deve essere comunicata in modo da non anticipare gli effetti ricavabili dall’uso del prodotto, che possano urtare la sensibilità di un pubblico indifferenziato.
A parere del Comitato le immagini, soprattutto verso la fine dello spot, si pongono in un crescendo di tensione che risulta eccessivamente disturbante e raccapricciante, tale da suscitare nello spettatore un forte senso di disagio, imponendosi prepotentemente alla sua attenzione ed urtandone la sensibilità, in manifesto contrasto con il divieto di utilizzare negli annunci pubblicitari rappresentazioni che secondo il gusto e la sensibilità dei consumatori, debbano ritenersi ripugnanti.
Il messaggio, infine, è stato trasmesso in orari che possono colpire anche i telespettatori più piccoli, che possono rimanerne fortemente impressionati, venendo meno alle prescrizioni dell’art. 11 Cap che, come tutti sanno, richiede agli operatori una cura particolare nella predisposizione delle comunicazioni che possono essere recepite dai minori. Da qui il blocco.