Terremoto TP, parla l’ex tesoriere: “Feci presente un buco da 200 mila euro”

Le confessioni di Francesco Miscioscia

di Giovanni Santaniello

Terremoto-TP. Il giorno dopo le dimissioni di Renato Sarli dall’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti con tanto di denuncia di una situazione economica al collasso e trascorse appena poche ore dal j’accuse del Presidente del Consiglio Nazionale, Diego Illetterati, che ha confermato tutte le perplessità (per usare un eufemismo) esternate da Sarli su Facebook, anche l’ex tesoriere Francesco Miscioscia decide di svuotare il sacco.

FrancescoMiscioscia[1]
Francesco Miscioscia
Ha curato da vicino i conti dell’associazione per 5 mesi nel 2012. E ora rivela: “Già all’epoca riscontrai un buco da 200 mila euro per tantissime quote non pagate da parte dei soci”.

Quanti erano i morosi? Tanti, troppi. Già  un anno fa, a detta di Miscioscia, circa 150, con alcuni casi che si protraevano da anni. “Resomi conto della situazione – racconta l’ex tesoriere – subito mi diedi da fare comunicando la necessità di recuperare i crediti se si voleva ancora tenere in vita TP. In assemblea, presentai un vero e proprio piano che prevedeva l’affidamento a una società esterna specializzata nel recupero crediti della missione di dare una boccata d’ossigeno alle casse dell’associazione. Ricordo che, con l’ok del presidente Biagio Vanacore, stipulai anche il contratto. Ma alla fine non se ne fece più nulla perchè venne a mancare l’ultima firma, proprio quella del presidente. Vanacore ritenne di dare lo stesso tipo di incarico a un altro legale (che sarebbe costato di meno, ndr). Ma io decisi di dimettermi da vicepresidente con delega alla tesoreria, incarico che fu conferito a Tiziana Pittia. Certo, è stata una gestione scellerata a portare a questa situazione una associazione storica, che negli anni 60 e 70 faceva viaggiare presidente e segretario con l’auto blu tanto dei corsi di formazione che organizzava con successo”.

“Una associazione con soci blasonati – rincara Miscioscia – E’ stato un errore anche aprire le porte dell’associazione a tutti, compreso chi non ha mai fatto il pubblicitario. Io avevo lanciato l’idea di alzare le quote e fare di TP una sorta di club di èlite, puntando sulla qualità. Ma non c’è stato nulla da fare…”