De Benedetti, quale danno d’immagine?

di Federico Unnia
Fa discutere l’uscita di De Benedetti anche se molti studi preferiscono attendere le mosse dei due contendenti prima di schierarsi. Sperando anche in un incarico

Ma quale danno d’immagine? Sembrerebbe questa la reazione informale che negli studi legali più affermati sia a Milano sia Roma circola in queste ore all’indomani dell’annuncio fatto da Carlo De Benedetti nel corso di Otto1/2 in cui chiede un risarcimento per i danni d’immagine conseguenti la dura guerra contro Berlusconi per la vicenda Mondadori. “Sembrerebbe che De Benedetti ritenga che il risarcimento riconosciuto dal Tribunale abbia ristorato, parzialmente, i danni patrimoniali subiti dalla sua azienda a seguito delle condotte illecite accertate giudizialmente. Il profilo risarcitorio cui ha fatto cenno  nel corso della trasmissione Otto e Mezzo, attiene invece ai danni che egli assume essere derivati alla sua persona perché la sua “vita di imprenditore da allora è cambiata” spiega  Elena Carpani, partner dello studio Mercanti Dorio Associati.Si tratta di danni non patrimoniali da determinarsi in via equitativa in presenza però della prova   dei danni subiti (i quali debbono venire  individuati e precisati), di un fatto illecito posto in essere nei suoi confronti (e non della azienda, e quindi di una condotta diversa da quella censurata dal Tribunale) dai protagonisti della vicenda, sia del nesso di causalità tra i fatti ed i danni.
Secondo Eva Callegari, partner di  Callegari & Martini Avvocati, “Sembrerebbe che De Benedetti si riferisca ad una richiesta di risarcimento danno non patrimoniale, regolato dall’art. 2059 codice civile. In tale ipotesi, è avanzabile una domanda di risarcimento di danno quando si subisce una compromissione di natura nonpatrimoniale/extracontrattuale in conseguenza di un fatto illecito odi una violazione di un diritto o un interesse di rango costituzionale. In questi casi si va al di là della richiesta di un equivalente pecuniario di un bene perduto, ma si chiede al giudice di svolgere una valutazione equitativa di un danno che ha inciso sulla sfera soggettiva di un individuo”.
“De Benedetti potrebbe per esempio provare di avere avuto delle ripercussioni sul suo stato psico-fisico (valutabile anche in termini medici precisi) o, da un altro punto di vista, di avere subito una lesione alla propria immagine che gli ha precluso di svolgere altre attività imprenditoriali e non. O ancora, di avere avuto delle ripercussioni a livello sociale magari che si sono riversate anche sulla sua famiglia.Ed ancora: potrebbe dimostrare di avere dovuto sostenere delle spese rilevanti per fare delle campagne di riabilitazione della sua immagine” aggiunge Elena Carpani.
E in questo caso, una carta da giocare potrebbe essere la prova della rilevanza che sui media internazionali hanno avuto, ad esempio, commenti o dichiarazioni rilasciate negli anni da Berlusconi.
“Sottolineo che l’aspetto più delicato in queste controversie è proprio la prova dei danni, non tanto delle condotte illecite. Sarà quindi interessante vedere come la causa verrà istruita. In questa fase, fare un previsione circa l’ammontare della richiesta risarcitoria non è difficile. Verranno chieste decine di milioni di euro.Impossibile è invece prevedere se e in che misura tale domanda risarcitoria verrà accolta dal Tribunale. Dipenderà dalla solidità dell’impianto probatorio. Evidenzio però che un effetto positivo sulla propria immagine, ed uno negativo sull’immagine di Fininvest e di Berlusconi, De Benedetti lo ha già ottenuto per il solo fatto di avere annunciato la sua prossima iniziativa giudiziaria” conclude Elena Carpani.
Il fatto che la valutazione del giudice debba essere equitativa, non implica tuttavia che sia anche del tutto arbitraria e astratta: vengono in genere considerati alcuni parametri di riferimento per determinare la somma da liquidarsi, parametri utili a comprendere quale possa essere stato il patimento subito dal soggetto che avanza una domanda risarcitoria di questo genere nel caso concreto.“Si considerano da un lato l’entità dell’offesa patita e dall’altro il profilo soggettivo del danneggiato, quali la sua età, il sesso e il suo grado di sensibilità. Nel caso in cui vi sia stata una lesione dell’onore o della reputazione professionale del soggetto danneggiato,si valuta anche la sua collocazione professionale, il suo inserimentonel contesto sociale e imprenditoriale. Considerati i parametri sopra citati che il giudice deve considerare per valutare equitativamente un danno non patrimoniale (e soprattutto i criteri dell’entità dell’offesa patita e della reputazione professionale ed imprenditoriale della persona che avrebbe subito il danno), pur risultando difficile ipotizzare l’entità precisa della domanda risarcitoria che potrebbero avanzare i legali di De Benedetti, certo è che – qualora venisse indicata una cifra già con l’avvio delgiudizio – si tratterà prudenzialmente di un valore decisamente molto elevato” conclude Eva Callegari.