VIZI PUBBLICITARI-Labo, la parola passa a Guariniello

di Federico Unnia

Dove non sono riusciti il giurì di autodisciplina pubblicitaria (dimostrando che il richiamo morale ed etico non paga più) e l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (intervenuta in alcuni casi anche con sanzioni pecuniarie), forse una mano concreta ai consumatori traditi dalle sirene pubblicitarie la potrà dare Raffaele Guariniello, il pubblico Ministero di Torino noto alla cronaca per le sue meritorie crociate in difesa dei consumatori e dei cittadini.
Tutti ricorderanno le numerose campagne pubblicitarie sulla Crescina, commercializzata in Italia da Labo Europa, in cui si riprometteva una miracola, e mai fino in fondo dimostrata, capacità di far ricrescere i capelli. Ebbene, le sanzioni, d’immagine e facciata quelle emesse dallo Iap, inutili contro le ripetute campagne in oggetto, e le condanne inflitte dall’Antitrust, sempre impugnabili al Tar del Lazio, nulla hanno potuto per porre un freno a questa che ora, per iniziativa di Guariniello, si configura come una vera e proprie frode in commercio.
E’ questa, infatti, l’ipotesi di reato ipotizzata contro il titolare di Labo Europa e che ha portato il Pm ad iscriverlo nel registro degli indagati. L’indagine avrà il suo corso: lo spunto, oltre ai sospetti sulle dichiarazioni pubblicitarie, lo offre ora l’esito delle dettagliate analisi fatte svolgere dall’Istituto superiore di sanità i cui risultati porterebbero a negare qualsiasi effetto di ricrescita dei capelli a seguito dell’utilizzo della Crescina.
Insomma, una partita a perta su cui ora incombe la mano e la tenacia del Pm torinese. Altro che autodisciplina e regole del codice del consumo e pratiche commerciali scorrette. La cattiva pubblicità si sconfigge grazie al vecchio codice penale. Con all’orizzonte, magari, una bella class action del popolo dei calvi traditi nella loro fiducia dalla luccicante pubblicità.