Radioplayer introduce un nuovo modulo di analytics dedicato alle connected car: le emittenti possono sapere dove, quando e per quanto tempo vengono ascoltate in auto, distinguendo DAB, FM e streaming IP. Un passo importante verso una radio sempre più misurabile anche sul fronte pubblicitario.
Per anni l’automobile è stata uno dei luoghi più importanti per l’ascolto radiofonico e, nello stesso tempo, uno degli ambienti più difficili da misurare con precisione.
Ora qualcosa comincia a cambiare.
Radioplayer ha introdotto un nuovo modulo In-Car all’interno della piattaforma Radioplayer Insight, con l’obiettivo di offrire alle emittenti una visione molto più dettagliata di ciò che accade realmente dentro le automobili connesse.
Il sistema permette ai broadcaster di sapere dove e quando viene ascoltata una stazione, quanto dura l’ascolto e attraverso quale modalità arriva il segnale, distinguendo tra DAB, FM e streaming IP.
È un passaggio importante perché porta nel mondo della radio lineare una profondità di analisi che, fino a oggi, era molto più comune negli ambienti digitali.
Radioplayer afferma che la propria tecnologia è già integrata in 19 marchi automobilistici, alcuni dei quali hanno iniziato a collegare direttamente le proprie esperienze radio al nuovo sistema di analytics.
Il nuovo pannello non si limita quindi a indicare che una stazione è stata ascoltata.
Mostra anche quale infrastruttura ha effettivamente consegnato il contenuto all’ascoltatore, permettendo di distinguere fra trasmissione tradizionale e streaming e di capire come cambia il comportamento del pubblico a seconda dell’area, del momento della giornata e del veicolo utilizzato.
Per le radio questo significa poter osservare l’ascolto automobilistico con una precisione nuova.
La conseguenza riguarda innanzitutto la programmazione. Sapere in quali fasce orarie una stazione viene maggiormente scelta in auto può aiutare a comprendere meglio il peso di programmi, informazione, musica e drive time.
Ma il valore potenziale è altrettanto evidente sul fronte della pubblicità.
Se l’automobile diventa un ambiente maggiormente misurabile, la radio può presentarsi agli investitori con dati più granulari sul comportamento reale degli ascoltatori e con nuove possibilità di collegare fruizione, territorio e distribuzione del segnale.
Radioplayer sottolinea inoltre che il modulo In-Car è disponibile senza costi aggiuntivi per le emittenti già aderenti al servizio.
Nel dashboard rimane anche la parte Out-of-Car, così da offrire una lettura più ampia dell’ascolto complessivo.
Yann Legarson, CEO di Radioplayer, ha spiegato che l’obiettivo è restituire direttamente alle radio il valore dei dati generati dalla distribuzione nelle automobili, offrendo informazioni che una singola emittente difficilmente potrebbe raccogliere da sola.
Il tema è particolarmente interessante perché arriva mentre il cruscotto dell’automobile sta diventando sempre più affollato.
Radio tradizionale, streaming musicale, podcast, applicazioni, sistemi di infotainment e smartphone competono ogni giorno per l’attenzione di chi guida.
In questo scenario la radio non deve soltanto mantenere la propria visibilità: deve anche riuscire a misurare meglio il proprio valore.
Ed è probabilmente questa la parte più significativa della novità.
L’auto connessa non è più soltanto un nuovo dispositivo attraverso il quale ascoltare la radio. Sta diventando anche una fonte di dati capace di raccontare in maniera molto più precisa come, dove e quando la radio viene realmente utilizzata.
Per un mezzo che ha sempre avuto nell’automobile uno dei suoi habitat naturali, è un cambiamento tutt’altro che marginale.


