La radio senza pubblicità diventa un abbonamento: Global lancia Radio Plus

Il grande gruppo radiofonico britannico introduce l’ascolto delle proprie emittenti senza interruzioni pubblicitarie a pagamento. Da 4,99 sterline al mese per un singolo brand fino a 9,99 per l’intera offerta musicale. Ma sponsorizzazioni e integrazioni commerciali restano: un esperimento interessante sul futuro del modello economico della radio.

La radio commerciale prova a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi un controsenso: chiedere agli ascoltatori di pagare per non ascoltare la pubblicità.

Global, uno dei maggiori gruppi radiofonici britannici, ha lanciato Radio Plus, il nuovo servizio in abbonamento che permette di ascoltare le proprie stazioni musicali senza le tradizionali interruzioni pubblicitarie.

Il principio è semplice: la radio rimane quella di sempre, in diretta, con conduttori, notiziari, informazioni sul traffico, interviste, telefonate degli ascoltatori e concorsi. A scomparire sono invece i normali break pubblicitari, sostituiti da altra musica.

L’offerta riguarda alcuni dei marchi radiofonici più conosciuti del Regno Unito, tra cui Heart, Capital, Smooth, Radio X, Gold e Classic FM, ed è disponibile attraverso Global Player.

Il modello prevede diversi livelli di abbonamento.

Con Brand Plus, a 4,99 sterline al mese o 49,99 all’anno, l’ascoltatore può scegliere una famiglia di emittenti. Heart Plus, ad esempio, comprende Heart UK e le numerose declinazioni del marchio.

Radio Plus, a 9,99 sterline al mese oppure 99,99 all’anno, estende invece l’ascolto senza break pubblicitari all’intero portafoglio delle radio musicali britanniche di Global.

Esiste inoltre LBC Catch Up Plus, dedicato ai programmi on demand di LBC e LBC News. In questo caso l’ascolto live continua invece a contenere pubblicità.

Il servizio non si limita allo smartphone. Gli abbonamenti possono essere utilizzati attraverso Global Player, nelle automobili connesse, sugli smart speaker Alexa e su Apple TV.

Agli utenti vengono inoltre proposti altri vantaggi, tra cui accesso prioritario agli eventi, partecipazioni ai concorsi, newsletter esclusive dei conduttori e sconti sul merchandising.

C’è però un particolare importante.

“Senza pubblicità” non significa completamente privo di contenuti commerciali.

Le condizioni del servizio specificano infatti che vengono eliminati i normali break pubblicitari, mentre possono rimanere sponsorizzazioni, product placement, messaggi commerciali integrati nei programmi, promozioni e iniziative legate ai concorsi.

Ed è forse proprio qui che l’esperimento diventa particolarmente interessante per il mercato pubblicitario.

Global non sta semplicemente eliminando l’advertising: sta costruendo due differenti modelli economici intorno allo stesso prodotto radiofonico.

Da una parte rimane l’ascolto gratuito tradizionale, finanziato dalla pubblicità. Dall’altra nasce un pubblico disposto a pagare direttamente per avere meno interruzioni, al quale possono comunque essere proposte forme commerciali maggiormente integrate nel contenuto.

È un modello già conosciuto nello streaming musicale e nel video, ma applicarlo alla radio lineare in diretta rappresenta un passaggio significativo.

Significa soprattutto riconoscere che anche la radio può diventare un prodotto premium senza rinunciare alla propria caratteristica fondamentale: la contemporaneità della diretta.

Global insiste proprio su questo elemento. L’abbonato non riceve una playlist automatizzata al posto della radio: continua ad ascoltare conduttori, informazione, interviste e tutto ciò che costruisce il rapporto quotidiano fra un’emittente e il proprio pubblico.

Cambia soltanto il modo in cui quel rapporto viene finanziato.

Ed è una sperimentazione da osservare con attenzione anche fuori dal Regno Unito. Perché se il pubblico dimostrerà di essere disposto a pagare per una radio commerciale senza break pubblicitari, il modello potrebbe aprire una nuova strada per un settore che da anni cerca di diversificare le proprie fonti di ricavo.

La domanda, a quel punto, diventa interessante: quanto vale per un ascoltatore continuare ad ascoltare la propria radio preferita senza essere interrotto dagli spot?

La fonte primaria precisa inoltre una cosa importante che terrei assolutamente nel pezzo: sponsorizzazioni, product placement e messaggi commerciali integrati non vengono necessariamente eliminati.