Il report “Behind the Screens 2026” di Samsung Ads fotografa una fruizione sempre più fluida: 2,82 miliardi di avvii di app e una crescita del 4% su base annua. Per la pubblicità, il problema non è più trovare il canale, ma seguire l’audience.
La televisione connessa sta cambiando rapidamente il modo in cui gli spettatori consumano contenuti.
Secondo il report Behind the Screens 2026 di Samsung Ads, il 76% degli spettatori italiani su Connected TV passa da una piattaforma all’altra nel corso della stessa sessione di visione.
Non si tratta più quindi di una fruizione lineare, legata a un singolo canale o a una singola piattaforma. In una stessa serata lo spettatore può iniziare dalla TV tradizionale, passare a un servizio streaming, aprire un’altra app e magari concludere la sessione utilizzando la TV per il gaming.
Le app sulla TV continuano a crescere
Samsung Ads rileva inoltre 2,82 miliardi di avvii di app, con una crescita del 4% su base annua.
Il dato conferma che lo schermo televisivo rimane centrale, ma cambia completamente il modo in cui viene utilizzato.
La TV non è più necessariamente sinonimo di palinsesto: diventa una porta d’accesso a ecosistemi diversi, tra broadcasting, streaming, video online e altre forme di intrattenimento.
Per gli inserzionisti cambia la logica della pianificazione
Ed è qui che il dato diventa particolarmente interessante per il mercato pubblicitario.
Se il pubblico si muove continuamente tra ambienti differenti, diventa sempre meno efficace ragionare per singola piattaforma.
La questione non è più soltanto sapere dove pianificare, ma riuscire a seguire lo spettatore lungo tutto il percorso di visione, riducendo duplicazioni, dispersioni e sovraesposizione.
Samsung Ads individua proprio nella crescente fluidità della fruizione uno dei principali elementi da considerare per la pianificazione e la misurazione della pubblicità su CTV.
Lo schermo resta uno, l’audience no
Il dato del 76% sintetizza bene la trasformazione in corso.
Lo spettatore continua a utilizzare lo schermo più grande della casa, ma non resta più confinato all’interno di un unico ambiente.
Per broadcaster, piattaforme, concessionarie e centri media la sfida diventa quindi quella di costruire una visione realmente cross-platform dell’audience.
È lo stesso tema che stiamo vedendo emergere anche nei dati GfK e Nielsen: la frammentazione non significa necessariamente meno televisione, ma una televisione sempre più distribuita tra ambienti differenti.


