Universitari italiani, il brand perde peso: solo il 16% sceglie in base alla marca

Il primo Osservatorio University Network, realizzato con IULM Alumni e Ipsos Doxa su 600 studenti, fotografa una generazione pragmatica: prezzo, recensioni e ricerca online contano più della pubblicità tradizionale. Cresce anche l’uso dell’intelligenza artificiale per benessere e vita quotidiana.

Il brand da solo non basta più. Almeno non per gli studenti universitari italiani.

È uno dei dati più interessanti che emergono dal primo Osservatorio University Network, realizzato da University Network e IULM Alumni in collaborazione con Ipsos Doxa su un campione di 600 studenti universitari italiani.

Solo il 16% degli intervistati indica infatti la marca come criterio di scelta nell’acquisto di un prodotto o servizio. Molto più importante è il prezzo e il rapporto qualità-prezzo, indicato dal 51% degli studenti.

TV e radio influenzano appena il 12%

Il dato forse più rilevante per il mondo della comunicazione riguarda però la pubblicità tradizionale.

Solo il 12% degli universitari dichiara di lasciarsi influenzare da spot televisivi o radiofonici prima di un acquisto. Al contrario, il 39% utilizza i motori di ricerca e il 38% consulta recensioni online.

Anche creator e community hanno un ruolo importante, soprattutto quando il prodotto richiede competenze specifiche: il 47% degli studenti li consulta per tecnologia e beauty e il 46% per il gaming.

Il quadro che emerge è quindi quello di un consumatore giovane che si informa molto prima di acquistare e tende a verificare ciò che il brand racconta attraverso fonti esterne, recensioni e contenuti specialistici.

Benessere prima dello status

L’Osservatorio fotografa inoltre una generazione più concentrata sul benessere che sulla visibilità sociale.

Il 65% degli studenti si riconosce in profili legati a benessere e comfort, mentre il 34% si identifica maggiormente in profili creativi e orientati ai trend. Oltre il 70% considera molto importante prendersi cura della salute mentale e fisica, contro il 54% che attribuisce particolare importanza all’aspetto esteriore.

L’IA entra nella sfera personale

Particolarmente significativo è il rapporto con l’intelligenza artificiale generativa.

Il 65% degli universitari dichiara di utilizzarla per temi legati alla salute e al benessere fisico, il 59% per il benessere mentale e il 55% per questioni legate all’aspetto fisico.

L’IA non viene quindi utilizzata soltanto come strumento per studiare o produrre contenuti, ma entra progressivamente nella quotidianità e nella gestione personale.

Finanze: molta attenzione, poca sicurezza

Altro capitolo significativo riguarda l’educazione finanziaria.

L’85% degli studenti controlla le proprie spese almeno una volta al mese e il 71% costruisce un budget con una certa regolarità. Nonostante ciò, il 52% dichiara di non sentirsi preparato sui temi finanziari. Inoltre, il 13% non possiede ancora un conto corrente.

Il risultato è una generazione attenta, ma ancora poco sicura delle proprie competenze economiche.

Una sfida per brand e comunicatori

Per il mondo della comunicazione il messaggio è piuttosto chiaro: la notorietà del marchio non basta più.

Gli studenti cercano convenienza, informazioni, recensioni e conferme esterne. I brand devono quindi spostarsi da una comunicazione puramente identitaria verso contenuti capaci di dimostrare valore, utilità e credibilità.

Per aziende e agenzie, comprendere questo cambiamento diventa fondamentale se si vuole costruire una relazione duratura con le nuove generazioni.