di Umberto Labozzetta

I dati dell’ultima indagine Audiradio Q4 confermano una verità granitica: la Radio in Italia è un gigante inarrestabile. Oltre 34 milioni di persone la scelgono ogni giorno.
È un rito collettivo che resiste a tutto, dai social allo streaming puro. Ma festeggiare i numeri non basta: bisogna avere il coraggio di guardare oltre la superficie del successo.
Esiste oggi un senso di stanchezza editoriale palpabile.
Il rischio è un livellamento verso il basso della proposta, la chiamo inerzia creativa, strutture di programma nate decenni fa che si ripetono identiche, non per scelta artistica ma per abitudine. La Comfort zone delle radio, proposte che spesso preferisce non disturbare l’ascoltatore anziché stimolarlo. Mentre invece avremmo bisogno di una radio fatta dai ventenni — con il loro linguaggio e la loro estetica — e non solo di ventenni “ospiti” in schemi vecchi.
Il prossimo 9 marzo a Milano, durante il World Radio Day, il tema centrale sarà l’Intelligenza Artificiale. L’IA non deve essere vista come una minaccia né come un totem da elogiare, ma come un supporto strategico. Se l’IA si occupa dell’automazione e dei dati, l’essere umano — l’editore, lo speaker, lo station manager, il direttore artistico — deve tornare a fare l’unica cosa che un algoritmo non saprà mai fare: rompere gli schemi. Dobbiamo onorare la grandezza di questo mezzo iniettando dosi massicce di coraggio e rischio.
Colgo l’occasione per fare gli auguri a Radio Monte Carlo per i suoi 60 anni. La radio deve tornare a “graffiare”, a sorprendere e a dettare l’agenda culturale, non solo a subirla.
Onore a chi ogni giorno accende i microfoni. Quest’anno molte emittenti nazionali e territoriali compiranno 50 anni — come Radio Bruno, Radio RCS75, Radio Subasio, Radio 105 e Radio Alba.
Il 2026 celebra il cuore del movimento delle radio libere nato nel biennio ’75/’76; ricordiamoci, però, che il pubblico ci premia per la capacità di evolvere, non solo per la nostra presenza fisica nell’abitacolo di un’auto.
Ci vediamo a Milano per disegnare il futuro.
Sono Umberto Labozzetta. Mi occupo di radio da sempre: una passione viscerale che ho avuto la fortuna di trasformare nel mio lavoro.
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