“Se dovessi mai andare a Sanremo, cago sul palco.”

di Umberto Labozzetta

Tony Pitoni

Esiste un confine sottile tra la follia e il genio strategico, e Tony Pitoni lo ha appena attraversato ballando il tip-tap nella serata delle cover in coppia con Dito nella piaga.

La sua storia, “un po’ me la sono fatta raccontare da mio figlio Filippo Labozzetta e i suoi amici chiamati il “Familione” informatissimi e seguaci del Pitonepensiero, un po’ ascoltando Fiorello alla Pennicanza” su Rai Radio2, questa non è solo cronaca musicale; è una lezione magistrale di content strategy e coerenza artistica che ha lasciato tutti a bocca aperta.

Si è raccontato qui a The BSMT by Gianluca Gazzoli che tutto ebbe inizio con un provino a X Factor. Tony si presenta con la sua maschera, la sua preparazione da accademia teatrale e una voce che fonde il lirismo al crooning di Frank Sinatra. Canta “Alleluia” Emma Marrone lo scarta. Non per la voce, ma per la “forma”. Troppo strano, troppo particolare, non conforme ai canoni del talent show. In quel momento, Tony fa una promessa che suona come una provocazione punk “Se dovessi mai andare a Sanremo, caghero’ sul palco.”

Infatti a Sanremo ci arriva e da protagonista (vincendo la serata delle cover). La tecnica è impeccabile, l’approccio è il solito mix di eleganza e volgarità iperbolica e quel gesto promesso. Un caco posizionato sul palco. Per il grande pubblico, una gag bizzarra. Per chi lo segue dagli esordi come Fiorello, che ne ha sempre masticato l’ironia amara e il talento purissimo è stato il compimento di una profezia. Tony ha mantenuto la promessa. Letteralmente.

Perché scrivo questa storia è perché secondo me è importante?

Pitoni è riuscito a dimostrare che l’industria discografica spesso privilegia il contenitore rispetto al contenuto. Vincere a Sanremo con lo stesso identico pacchetto che era stato rifiutato altrove non è solo una vittoria personale, ma un corto circuito del sistema.

Cosa impariamo tutti da questa storia?

Che la coerenza paga, il nostro, non ha cambiato una virgola della sua maschera o della sua preparazione tecnica.

Che quello che a X Factor era “troppo particolare”, a Sanremo è diventato “avanguardia vincente”.

Infine l’attesa, Tony ci ha sempre creduto e ha aspettato anni per chiudere un conto aperto con un unico, simbolico gesto.

Si però ora non facciamolo “Santo”