Sanremo: il rito del “ce l’ho!” (o l’apoteosi della vanità gentile)

di Umberto Labozzetta

Umberto Labozzetta

Avete presente quel momento in cui la musica passa in secondo piano perché la missione diventa una sola: LA FOTO?

Siamo a Sanremo, e qui l’antropologia batte la discografia 10 a 0. Non è solo un Festival, è una gigantesca gara di “caccia al trofeo digitale”. Vedi persone che inseguono chiunque abbia un pass al collo, un microfono in mano o anche solo un’aria vagamente famosa. Non importa se è il primo in classifica o il tecnico che sposta i flight case: l’importante è lo scatto.

Perché ?

Forse perché Sanremo è l’unico posto dove sentiamo il bisogno di “sincronizzarci” con il successo degli altri. La foto non è più un ricordo, è un documento d’identità: “Io c’ero, ero nel raggio di due metri dalla scintilla!”

Il lato ironico di questa faccenda è che incontri gente che sorride a trentadue denti con un artista di cui, fino a ieri, ignorava l’esistenza (e forse anche il nome). Vedi sguardi carichi di speranza rivolti a ogni van nero che passa, manco fosse la carrozza di Cenerentola.

Assisti a conversazioni surreali tipo: “Non so chi sia, ma ha la giacca luccicante, facciamoci un selfie!”

In fondo, è una grande, bellissima vanità collettiva. Vogliamo tutti sentirci un po’ parte di quel circo magico, vogliamo tutti un pezzetto di quella luce. È un rito di partecipazione che ci unisce, ci fa fare le ore piccole e ci fa sentire, per una settimana, tutti protagonisti di un film collettivo.

Canzoni a parte, il vero spettacolo sono Loro, quelli sul marciapiede, con il braccio teso e la fotocamera frontale pronta. Perché a Sanremo, la hit più grande resta sempre il nostro sorriso accanto a quello di qualcun altro.

Io? Io resto qui. In quella via di mezzo tra il marciapiede e la transenna. Faccio parte di quelli che guardano questo caos con un sorriso sornione, un po’ divertito e un po’ complice, pur rimanendo inevitabilmente bloccato sul ciglio della strada in questo ingorgo di sogni e selfie.

In fondo Sanremo per noi che siamo qui solo per lavorarci è questo: un grande film collettivo dove siamo tutti protagonisti, anche solo per il tempo di un flash.

Buon Sanremo a tutti.