Per qualche uovo in più


17 aprile 2019

   

di Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

Marketing cosa non si fa per te! In principio fu Michele Ferrero che un giorno si alzò e si pose la domanda: perché le uova di Pasqua devo venderle solo a Pasqua quando posso produrle tutto l’anno? E così nacquero gli Ovetti Kinder.

Quando si dice “destagionalizzare”! Oggi scopro che c’è chi si è spinto oltre rompendo, insieme all’uovo, tradizione e geometria. Il fantasioso Knam ha creato delle uova a forma di unicorno! Un agglomerato di uova di cioccolato – bianco o scuro – che dà vita a qualcosa che assomiglia  vagamente al mitico animale. Per i più raffinati, in vetrina, c’è anche una versione d’artista: un uovo con due “tagli” in omaggio a Fontana, il noto pittore. Nella corsa a “mo’ lo famo strano” un deciso passo avanti si deve a Peck che al posto del solito, banale uovo di Pasqua ha dato vita a un più originale Cubo di Pasqua. E pensare che ai miei tempi le uova – quelle vere, povere, di gallina –  si portavano in chiesa a benedire per poi mangiarle, con il dovuto rispetto, il giorno di Pasqua. A scuola mi avevano insegnato che gli Etruschi, nel lasciare il loro ultimo selfie alla posterità, si facevano ritratte con un uovo in mano, simbolo di una vita che continua oltre la morte. E che il grande Piero della Francesca, al centro del suo capolavoro di Brera, aveva collocato un uovo, emblema di perfezione e di eternità.

Ma forse le mie sono solo nostalgie da passatista. Desiderio di una tradizione morta per sempre, strozzata da nastri colorati, soffocata da fogli di stagnola luccicante.

E allora ben vengano le uova-unicorno. E, perché no, le uova-cubo. Anche se le galline che ho in campagna guardano queste ultime con una certa aria di sospetto.


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