La malattia della interazione ossessiva con gli ascoltatori

di Claudio Astorri

Spinto dall’uso e dall’abuso dei Social, l’eccesso di interattività on-air dei Conduttori con gli ascoltatori coinvolge oppure allontana la grande maggioranza di chi è sintonizzato? L’interattività è strumento o obiettivo?

E’ un morbo. Dalla mia osservazione ed esperienza sul campo propenderei per ritenerlo anche un male infettivo che si può propagare da persona a persona anche senza contatto diretto ma per solo ascolto o semplice vicinanza tra colleghi contaminati. E’ la IOA. La Interazione Ossessiva con gli Ascoltatori.

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Come si manifesta la IOA da parte del Conduttore Radiofonico?

Ecco la prima patologia, quella della ansia da prestazione tendente a quella del terrore per la solitudine. In altre parole il sottovuoto che ha paura del vuoto cosmico. “Beh, se proprio non sapete cosa fare potete scrivermi. E’ fantastico, vero? Meglio però che i vostri WhatsApp siano anche vocali, mi raccomando, così vi sento, al 333-Frappè-Frappè. Se poi foste gentili con me mi raggiungereste anche sulla pagina Facebook “Il mio programma è meglio del pentagramma” piazzando con grande convinzione un bel “Mi piace”; in quel momento la pagina vi restituirà le note di “Gelato al Cioccolato”. Forte, non credete?”. Zero idee e parole al vento cariche di stupidità che riescono perfino a sporcare l’aria. Non escluderei che possano anche estendere il buco nell’ozono. Percezione patetica. Tanti esempi anche illustri e tutti i giorni. Grave malattia.

La seconda patologia, più diffusa e non meno grave, è quella del cosa ne pensi tu ascoltatore così poi so anch’io cosa se ne possa pensare. Il tipo al microfono, chiamarlo Conduttore mi riesce un po’ difficile, parte per la tangente dell’interattività ad ogni pseudo notizia che gli passa nello schermo del Web e non lavora col suo cervello ma solo con quello degli altri. “Lo shutdown imposto da Donald Trump continua. Ormai è record. Potrebbe essere un’idea anche per l’Italia? Fatemelo sapere al 333-Perchè-Perchè. Quali sono i ministeri o gli uffici pubblici che vorreste restassero chiusi nello shutdown qui da noi? E poi, quest’uomo dai capelli arancioni… come fa ad avere al fianco una donna così incantevole come Melania? Svelatemi i vostri pensieri più reconditi utilizzando le immagini di oggetti che avete intorno all’indirizzo Instagram “Affari Suoi ma Anche Miei” e grazie”. Milioni di domande, zero risposte. Percezione interrogativa. Anche qui tanti esempi anche illustri tutti i giorni. Grave malattia.

Ho provato più volte a curare il grave male in entrambe le patologie con il buon senso.

Primo tentativo di cura: per numeri. “Caro Conduttore, ti presento qualche evidenza. Prendiamo per esempio il programma più ascoltato d’Italia, “Tutto Esaurito” di RADIO 105, in cui il conduttore e la sua ciurma sono semplicemente bravissimi, i campioni da tanti anni nello stimolare interattività, peraltro senza farlo pesare così tanto al resto degli ascoltatori. I numeri totali degli ascoltatori del programma sono questi. Quest’altro è il numero dei messaggi che giungono mediamente durante le ore del programma. Bene. Quindi i messaggi giungono solo dallo 0,12% di chi ascolta. Ok? E siamo al top della capacità. Il 99,88% non partecipa ed è il dato minimo, sia chiaro”. La risposta comincia sempre con “Ah, ma io non faccio così…” e non porta mai a nulla di che.

Il secondo tentativo di cura è per provocazione. “Caro Conduttore, noto che la maggior parte del tempo effettivamente misurata la usi per invocare la partecipazione degli ascoltatori. Che ne dici, visto che ti rivolgi quasi soltanto agli ascoltatori che interagiscono, peraltro sempre quelli per definizione, che il compenso mensile sia tarato dal tuo Editore sul tuo obiettivo di servizio? Pensa se ti offrisse lo 0,12% del tuo attuale compenso previsto”. Toccare nel portafoglio le persone non è bello e non mi piace ma devo dire che la successione della terapia dei numeri associata a quella della provocazione qualche risultato me l’ha fatto arrivare.

Tuttavia il problema a monte è semplice.

La primissima forma di creatività del Conduttore deve essere quella di immaginare la sua audience. Vedere i propri ascoltatori, percepirli e includerli come fossero lì, davanti a sé. E il bravo Conduttore si rivolge quindi a quel 99,88% a cui non interessa proprio partecipare e che bandisce quelli che esagerano con la mitragliata in sequenza mixata di domandine e di riferimenti social. Una mia stima di decenni di osservazione: chi è al microfono e non proietta nella sua mente e davanti ai suoi occhi la visione degli ascoltatori è 10 volte più incline a cadere nella comfort zone (solo sua) della IOA, della Interazione Ossessiva con gli Ascoltatori. Certo è che poi davanti a microfoni importanti e con stimoli grandi non immaginare l’audience può essere anche un segno di povertà di spirito.

Meno male che gli station manager almeno delle così vituperate Radio di Flusso mettono un certo freno al bla-bla-bla, anche a quello dell’interattività.

L’interattività infatti non può essere l’obiettivo ma è uno strumento a disposizione del Conduttore e dell’emittente per finalità di branding, di relazione e di spettacolarizzazione. E non è contenuto fine a sé stesso.

E… se la pensate come me mandatemi un WhatsApp vocale al 373 8035870, mi raccomando… o se preferite una e-mail a claudio@astorri.it…