Dolci & Gabbati. Le gaffe da cui imparare


9 gennaio 2019

   

di Maurizio Badiani

Credo che Dolce & Gabbana si stiano ancora leccando le ferite per la gaffe al cannolo commessa in terra d’Oriente. Una leggerezza che ha avuto – ed avrà ancora per molto – conseguenze pesanti per i due manager siciliani, sia in termini economici che di immagine. Sembra quasi incredibile che due uomini di affari scafati, due imprenditori avvezzi a muoversi con destrezza su tutti i mercati del mondo non abbiano avuto l’accortezza di verificare preventivamente con un piccolo test la “lettura” che i loro spot avrebbero potuto avere in un paese anche culturalmente così lontano dal nostro come la Cina. La storia – ha detto qualcuno – ci insegna che la storia non insegna niente.

Maurizio Badiani

Maurizio Badiani

La massima vale anche per il mondo ristretto della pubblicità. La cui strada è disseminata di cadaveri eccellenti che, con un minimo di avvedutezza, si sarebbero potuti evitare.Pesco nella memoria.Parker.Lancio messicano di una penna antimacchia. Il titolo inglese recitava “It won’t leak and embarrass you.” Il pigro traduttore, per trasferire il concetto nella lingua di Zapata, usò il verbo “embarazar”. Ma si trattava di un’ assonanza menzognera e del tutto deviante dal momento che, in spagnolo, “embarazar” significa “mettere incinta”. Che non è certo la prima performance che si richiede ad una penna.

General motors. Lancia la sua Chevy Nova sui mercati dell’America Latina.

Nessuno dei cervelloni di Detroit si pone il problema della lingua. Peccato però che in spagnolo  “no va” significhi anche “non si muove”. Promessa non proprio allettante, visto che si tratta di un’auto. Mia moglie – che è cinese – mi ricorda un altro episodio. Siamo sempre in ambito automobilistico. Il lancio, in Cina, dell’Alfa Romeo 164. Nessun problema per il nome. Qui ( in cauda venenum ) il dramma era racchiuso in quel breve numero a 3 cifre. Perché? Perché purtroppo, nella lingua degli eredi di Mao, “164” si legge esattamente “muori … sulla… strada”. Che – ammetterete – non è  il migliore auspicio che si possa fare a chi si mette al volante. Siamo partiti dalla Cina e alla Cina siamo tornati. Un piccolo loop per dire cosa? Che non è vero che il mondo è così globalizzato come vorrebbero farci credere i media e i manager delle grandi aziende. Ha ancora mille e mille sfumature, linguistiche, culturali che sono la ragione stessa della sua straordinaria attrattiva. E’ il fascino della diversità. Quella diversità che, ahimè, come è accaduto a Dolce & Gabbana, troppo spesso viene persa di vista. Buon anno a tutti !


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