Vizi pubblicitari-Il baratto della volgarità

di Federico Unnia

Un trionfo di cattivo gusto, offesa e volgarità, da un lato; una facile ironia dozzinale, dall’altro?

Tra i due estremi, vince il primo. Il Comitato di controllo ha infatti bloccato con un’ingiunzione di desistenza, non opposta, la diffusione di uno spot tv dal titolo  “Che si dà, che si dà?” nel quale, a suo dire, era arrecata grave offesa alla dignità della donna.

Il messaggio, apparso su Telenorba lo scoro luglio, pubblicizzava Giallo Oro, una catena di negozi di permuta oro. Lo spot, con taglio canzonatorio, proponeva un dialogo tra un’improbabile donna, provocante ed un negoziante “marpioneggiante” che assecondava la paradossale conversazione.

giallo oro

Se da un lato  la donna cantava  “io ti dò la cosa più bella che ho” mentre era ripresa da un’inquadratura posteriore che si soffermava sul suo fondoschiena sculettante, il tutto  con atteggiamenti ammiccanti verso il negoziante, questi rispondeva intonando un  “che si dà che si dà, quando un uomo incontra una donna?”, mentre firmava un cospicuo assegno in cambio dei gioielli portati dalla donna.

Secondo il  Comitato di Controllo, la pubblicità  in questione superava  il semplice cattivo gusto, rappresentando in modo svilente la donna, così violando quanto sancito dall’art. 10 Cap. “La figura femminile viene infatti strumentalizzata al solo scopo di attirare l’attenzione del pubblico. La comunicazione, attraverso inquadrature e doppi sensi crea un’ingiustificata sessualizzazione della figura femminile e una commistione di piani tra il corpo della donna e i servizi che si pubblicizzano, che conduce inevitabilmente alla mercificazione della persona. Nulla invero giustifica la scelta comunicazionale in questione, essendo questa unicamente finalizzata ad attrarre l’attenzione del pubblico, strumentalizzandone di fatto la sensibilità” le parole del Comitato per motivare il blocco della campagna.