Notai, pubblici ufficiali ma sempre più anche psicologi e confessori

Lo rivela la ricerca condotta dall’associazione “Donne e qualità della vita” presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni. In Italia boom di testamenti olografi depositati fiduciariamente dai notai con beneficiari bizzarri: dalla tartaruga gigante alle monache o alle nuore litigiose

Alla luce dei recenti gravi fatti di cronaca (l’omicidio-suicidio avvenuto il 13 giugno in uno studio notarile di Udine, che ha coinvolto una coppia che aveva avviato un procedimento di separazione e si trovava dal notaio per stipulare un atto di vendita di un immobile, ndr), torna d’attualità la figura del notaio: chiunque prima o poi ha la necessità di rivolgersi a uno studio notarile per attribuire pubblica fede ai propri atti, ma quello che contraddistingue sempre più la professione del notaio è il ruolo di “confessore” che assume nei confronti dei propri clienti.

Paolo De Martinis
Paolo De Martinis

A rivelarlo è una ricerca condotta dall’associazione “Donne e qualità della vita”, presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni, su un campione di circa 500 individui che si siano rivolti a un notaio negli ultimi 24 mesi, sia uomini che donne di età compresa tra 18 e 65 anni provenienti da tutta Italia. Ma quali caratteristiche personali sono più richiesta ad un notaio? Al primo posto, con ben il 41% delle preferenze degli intervistati, si piazza la capacità di ascolto, dote fondamentale per capire le esigenze e i disagi di chi si rivolge a un notaio, soprattutto in momenti emotivamente difficili come la stesura di un testamento. La seconda opzione più gettonata è la discrezione, caratteristica scelta dal 27% degli interrogati e che dimostra l’importanza per i clienti che le proprie informazioni restino riservate.

A completare il podio, il 22% sceglie la chiarezza: non tutte le persone che si rivolgono a un notaio hanno un elevato livello di istruzione e la capacità del pubblico ufficiale di spiegare i concetti in modo semplice e comprensibile è fondamentale, specialmente per gli anziani. Molto importante anche la pazienza, caratteristica scelta dall’8% dei clienti e che ben mette in luce come spesso i notai si trovino a gestire situazioni complicate in cui il sangue freddo si rende più che necessario. Chiude il cerchio delle preferenze il 2% delle risposte assegnate alla pacatezza, scelta che rispecchia la necessità per i notai di mantenere un tono professionale anche in caso di screzi con i clienti dovuti a casi particolarmente complicati. E, proprio a proposito di professionalità, quali sono le doti professionali più ricercate in un notaio? Ovviamente in questo caso svettano la preparazione, scelta dal 43% degli intervistati, e l’esperienza, risposta data dal 42% degli ascoltati. Di grande interesse anche la precisione, che si piazza al quarto posto con l’8% delle scelte, seguita dalla gestione dei tempi al 6% e dalla flessibilità all’1%.

 

Tutti questi elementi hanno particolare incidenza nella stesura dei testamenti, l’atto più delicato tra quelli di competenza di un notaio che spesso comporta una grande empatia tra il professionista e colui che rilascia le proprie ultime volontà. Proprio sui testamenti verte la seconda parte della ricerca, in cui vengono analizzati i contenuti di questi atti e il profilo dei testatori.

 

Attualmente i testamenti ricoprono circa il 5% del totale degli atti notarili, con i testamenti olografi – ovvero quelli formulati, datati e sottoscritti direttamente dal cosiddetto testatore – che rappresentano la maggioranza assoluta (si stima siano il 76% del totale). Si assiste quindi sempre più ad un utilizzo del testamento olografo depositato fiduciariamente dai notai e Paolo De Martinis, alla guida di uno dei più importanti studi notarili in Italia, spiega che il fenomeno riguarda «soprattutto le persone meno abbienti che da un lato non vogliono o non possono sostenere il costo del testamento pubblico e, dall’altro, mirano ad avere in un certo qual modo quelle garanzie che offre il testamento tramite atto notarile pubblico, in particolare l’intangibilità e indistruttibilità delle ultime disposizioni». Questi ultimi due elementi, garantiti dalla figura del pubblico ufficiale, consentono di tradurre “tecnicamente” le volontà del disponente, riducendo al minimo la possibilità di un’impugnazione dell’atto di ultima volontà. Nonostante il successo del testamento olografo, il testamento pubblico resta un caposaldo del settore, specie per le fasce d’età più alte: «Questa formula – prosegue il notaio De Martinis – prevede che il pubblico ufficiale si debba accertare direttamente e indirettamente, con tutti i mezzi opportuni, della capacità di intendere e di volere del disponente; tutti questi aspetti mancano nel testamento olografo che, viceversa, ha dalla sua parte la possibilità di essere predisposto immediatamente e senza alcun costo. Il testamento pubblico riguarda principalmente gli anziani e chi afflitto da patologie gravi, mentre quello olografo è utilizzato da un po’ tutti coloro che hanno beni di cui disporre».

 

Ma quali sono le tipologie di beni oggetto di testamento? Secondo i dati raccolti dagli psicologi dell’associazione “Donne e qualità della vita”, le somme di denaro e i beni immobili ad uso civile (60%) sono in vetta alla lista, mentre subito dietro si trovano gli immobili ad uso commerciale – come studi, garage e capannoni – all’11% e i terreni al 10%. Seguono i veicoli al 7%, i gioielli, le pietre preziose e i lingotti d’oro al 5% e le opere d’arte al 3%. Il restante 4% spazia tra le più svariate tipologie di beni: libri antichi e contemporanei, bottiglie di vino d’annata, strumenti musicali, vestiti e collezioni di diversi tipi come, ad esempio, di francobolli, di vinili e di modellistica.

 

Lo studio evidenzia anche quali siano i beneficiari dei testamenti. La consuetudine vede i diretti discendenti, i coniugi e gli altri parenti stretti nettamente come i primi della lista al 74% del totale, ma non mancano le sorprese: una buona percentuale la ottengono gli enti e le associazioni benefiche al 9%, seguite da amici e soci in affari all’8% e da badanti e infermiere al 6%. La restante parte (3%) comprende le figure più disparate, come personaggi politici, segretarie, vicini di casa e anche amanti.

Come detto, il testamento pubblico riguarda principalmente le fasce d’età più alte: la ricerca pone in luce come – anche in relazione all’aumento dell’aspettativa di vita – la fascia d’età media di chi abbia richiesto questo atto sia principalmente quella compresa tra i 60 e gli 80 anni (il 52%), seguita dagli Over80 (28%) e dalla fascia 40-60 (18%). Molto più raro che a rilasciare le proprie volontà in forma ufficiale sia un Under40, fascia d’età in cui risiede solo il 2% dei testatori. Considerando la totalità dei lasciti testamentari, invece, emerge chiaramente come il fenomeno sia perlopiù maschile, con circa il 68% di questi documenti sottoscritti da uomini. Per ciò che concerne le zone di provenienza, il trend emerso dalla ricerca vede le regioni del Nord in testa con il 48% del totale dei testamenti rilasciati, seguono il Centro al 28% e, in ultimo, il Sud e le Isole al 24%. Questo dato è facilmente spiegabile dalla situazione patrimoniale e reddituale fotografata dall’Istat nell’ultimo rapporto disponibile, il quale mette in evidenza una netta e nota differenza di reddito tra Nord e Sud. Inoltre, la ricerca pone l’accento anche sul presunto costo medio di un testamento in Italia: «La cifra media per un atto testamentario è compresa tra i 1.000 e i 3.000 euro – spiega il notaio De Martinis – ma in alcuni rari casi può essere più alta; dipende dall’attività di consulenza che viene fornita dal notaio in relazione al patrimonio del disponente da assegnare e da altri parametri che ogni professionista ritiene di seguire. Comunque cifre relativamente più basse rispetto a quelle dell’immaginario collettivo». Difatti questo è un luogo comune piuttosto diffuso, fenomeno emerso anche nella ricerca dell’associazione presieduta dalla psicologa Serenella Salomoni: solo il 28% degli intervistati ha affermato di credere che il costo per la stesura di un testamento pubblico sia compreso in una cifra tra i 1.000 e i 3.000 euro, mentre ben il 55% crede che la cifra necessaria parta da 3.000 e arrivi fino a 6.000 euro. Il restante 17%, invece, ritiene che la cifra di partenza per la scrittura dell’atto di ultima volontà parta da più di 6.000 euro.

 

Infine, una nota di colore: «La sensazione è che negli ultimi anni la litigiosità tra gli eredi sia aumentata, tanto che sono più che raddoppiate le richieste di terzi interessati di verificare l’autenticità dei testamenti depositati in via fiduciaria dopo la pubblicazione del testamento tramite l’ausilio di professionisti specializzati, al fine di dirimere queste controversie. Ad essere aumentati sono anche i casi curiosi: un esempio ne è il documento ritrovato in una cassetta di sicurezza di una banca, in cui il testatore si scusava con la moglie per il salame che era nella stessa cassetta e che, regolarmente, andava a mangiare sebbene gli fosse stato vietato dal medico curante» racconta il notaio De Martinis. «Ma le stranezze in ambito testamentario non finiscono certo qua: si va dal testatore che ha lasciato la propria villa in eredità alla sua tartaruga gigante – uno degli animali più longevi al mondo, in grado di superare il secolo di vita – e si arriva alla vedova senza figli che ha lasciato i propri averi all’ordine monastico delle suore che l’hanno cresciuta durante l’infanzia, passando dall’imprenditore che ha indicato come beneficiarie del proprio testamento le sue due nuore, spose dei litigiosi figli. Il questo caso la condicio sine qua non del testamento – pena la decadenza – era il riuscire a mantenere i buoni rapporti tra i due fratelli da parte delle rispettive mogli, mostrando come l’istituto del testamento possa avere anche un grande valore sociale per le famiglie».