Questione WikiLeaks: è vero che la CIA spia nelle nostre vite?

Qualche giorno fa si è tornato a parlare di Joshua Adam Schulte perché gli sarebbero state imputate nuove accuse. Il giovane americano, ex tecnico per la CIA, che era stato accusato di essere la tanto chiacchierata talpa che avrebbe passato informazioni a Wikileaks nel marzo 2017, sarebbe oggi anche accusato di essere stato in possesso di pedopornografia sul suo computer. L’avvocato dell’uomo ha sottolineato il tempismo di un’accusa del genere, dichiarando che quando le prove saranno raccolte e messe agli atti sarà evidente che si tratta di uno spiacevole errore.

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Evidentemente si tratta comunque di un personaggio molto scomodo. I dati da lui passati a WikiLeaks sarebbero stati molto importanti e per questo, secondo gli accusatori, l’uomo avrebbe messo a rischio la sicurezza nazionale. Le informazioni cibernetiche rubate all’agenzia d’intelligence, un maxi bottino derubato in un’operazione denominata da WikiLeaks “Vault 7”, hanno messo in luce i metodi della CIA per spiare le persone.

Che cos’ha rivelato l’ex dipendente della CIA

WikiLeaks è un’organizzazione internazionale che intende portare trasparenza lì dove troppo spesso manca, come nei governi e nelle istituzioni come la CIA. Chi contribuisce al materiale di questa organizzazione è di norma anonimo, ma talvolta può essere scoperto, come Joshua Adam Schulte.

Nel marzo 2017 egli avrebbe rivelato a WikiLeaks gli strumenti impiegati dalla CIA per sorvegliare i cittadini, cioè la tecnologia moderna. Grazie a iPhone, Smart Tv, computer e apparecchi informatici pare sarebbe possibile, infatti, entrare nella vita delle persone grazie a virus che permettono poi di monitorare quello che il soggetto fa e le sue comunicazioni con il mondo.

La CIA, secondo WikiLeaks, per avere questi malware tanto potenti si servirebbe di agenzie che operano nell’illegalità ed entrerebbe nei dispositivi utilizzando le cosiddette Zero Day, le piccole falle che ogni sistema operativo possiede. Questo fattore era quello per cui la Apple, per esempio, si era rifiutata di sbloccare l’iPhone di un killer nel corso di un’indagine: avrebbe costituito poi una porta di accesso di sistema per ogni iPhone del mondo.

Fattore sicurezza

Questo caso ha riaperto la discussione sulla privacy, sulla tutela dei dati personali e sulla sicurezza legata alla tecnologia e al mondo di internet. Ancora una volta il mondo si trova di fronte a casi che dimostrano che bisogna mettere le mani avanti e tutelarsi esse stesse in prima persona, evitando di mettere in rete informazioni personali quando non necessario.

Se su alcuni siti vanno forniti obbligatoriamente, come su portali di gestione del conto in banca, sui portali dei servizi pubblici, su e-commerce nel caso di acquisti, su siti bonus senza deposito per giocare online, è bene evitare, in generale, di dare i propri dati o prestare attenzione nel farlo. Ovviamente non tutta la tecnologia è pericolosa, ci sono applicazioni che proteggono le conversazioni con sistemi crittografici del tipo end to end in cui solo gli utenti interessati hanno la chiave per leggere i messaggi e nessuno, nemmeno la CIA, potrebbe riuscire a intercettarli.

Le cose cambiano se tali agenzie riescono a mettere le mani sul dispositivo elettronico. In questo caso è sufficiente installarvi un malware che permette di leggere tutto quello che appare sullo schermo, attivare la geolocalizzazione, attivare microfono, fotocamera etc. Anche se è un po’ agghiacciante è chiaro che non può essere fatto in modo generalizzato ma su singoli dispositivi. La CIA, quindi, può spiare sì, ma non con sistemi di sorveglianza di massa.