Paola Ferrari: sogno un novantesimo minuto sul palco dell’Ariston

Paola Ferrari, conduttrice di novantesimo minuto, ha risposto ad alcune nostre domande. Eccovi l’intervista:

D: Novantesimo minuto sta realizzando continui record di ascolti nonostante la forte concorrenza. È felice del bilancio?

R: Sono ovviamente contenta perché è il risultato del lavoro di tutti. Non è una frase scontata perché noi entriamo nelle case degli italiani la domenica pomeriggio in un orario molto particolare, quando ci sono le famiglie davanti alla televisione. Cerchiamo di parlare con tutti e fare in modo che il nostro sia piacevole da seguire e che quelli i conduttori diventino degli amici. Questo ci sta aiutando a sopperire al fatto di dover fare i conti col cosiddetto “campionato spezzatino” e di avere a disposizione sempre poche partite: abbiamo avuto domeniche con solo tre partite e sempre senza i cosiddetti “match di cartello” come Juventus-Roma o Napoli-Inter. Pensavamo che la trasmissione dovesse crollare e invece ha tenuto benissimo, facendo anche dei risultati straordinari, vincendo più volte la giornata di domenica su tutte le altre trasmissioni sportive, quindi siamo molto contenti. Quella di quest’anno è stata una sfida difficile che io, Alberto Rimedio e Mario Sconcerti abbiamo voluto comunque accettare e siamo molto contenti.

Paola Ferrari
Paola Ferrari

D: Oltre a rendere la trasmissione familiare, quale altro ingrediente permette a questa ricetta di essere così vincente?

R: Novantesimo minuto è una trasmissione che vive della sua storia e ha un’ossatura ben delineata che ovviamente punta sulle immagini e sui gol, anche se adesso non siamo più i primi a darli. Se a quello poi si aggiunge un elemento di grande autorevolezza come Mario Sconcerti, che può dare un quadro su tutto il punto del campionato, non solo sulle partite di quel pomeriggio, ecco pronta la ricetta vincente. Infatti, un altro degli obbiettivi era appunto quello di allargare anche agli incontri giocati il giorno prima: avendo a disposizione poche partite, chiaramente si deve parlare anche delle altre che ci sono state o che ci saranno, e quindi è fondamentale poter disporre di un polo autorevole come Mario Sconcerti, grazie al quale anche il tifoso della squadra che ha giocato il giorno prima viene ad ascoltarci perché vuole avere una chiave di lettura e un’opinione importante e credibile. Al tempo stesso c’è una conduzione molto veloce e simpatica e con i ritmi, spero, giusti che è quella che facciamo io e Alberto, assolutamente non impacchettata né inamidata. A me piace ogni tanto scherzare e trovare la battuta e la giusta alchimia che crea quello che la televisione dovrebbe essere: uno strumento pedagogico da una parte e servizio pubblico dall’altra, quindi sopra le parti, analizzando quelli che sono i temi in modo distaccato, autorevole e contemporaneamente piacevole. La televisione arriva nelle case degli italiani e chi accende la tv, specialmente la domenica pomeriggio dove c’è una concorrenza molto forte, cerca qualcosa di piacevole e anche divertente e vuole ascoltarci perché siamo simpatici e diciamo cose interessanti, per trascorrere due ore e mezza – noi facciamo due ore e mezza di diretta, che sono tantissime – in armonia.

D: Anche le donne sembrano seguire con attenzione il Suo programma: dev’essere una bella soddisfazione…

R: Sono fortunata perché da parecchi anni, osservando anche i dati di ascolto, sin da quando conducevo La Domenica Sportiva, siamo molto seguiti dal pubblico femminile, perché comunque le donne si ritrovano la mia immagine che in qualche modo le rappresenta con autorevolezza ma anche con un minimo di simpatia e con un linguaggio semplice. La parte tecnica la lascio ad Alberto Rimedio e a Mario Sconcerti mentre io cerco di avere un linguaggio simpatico, più o meno attento e se c’è da fare la battuta col tecnico o con i giocatori non mi tiro indietro: cerco, quando c’è la possibilità, di sdrammatizzare e di creare quell’atmosfera che anche chi è a casa può seguire rilassandosi. Essendo tre in studio non è che uno può scimmiottare l’altro: è bene che ognuno abbia dei ruoli precisi quindi la domanda tecnica sul 4-3-3 o sulla tattica cambiata la lascio agli altri, io mi diverto di più a parlare con un linguaggio diverso che può essere percepito anche da un pubblico femminile che non segue in modo capillare il calcio. Mi piace anche parlare dei calciatori da un punto di vista più umano ed emotivo: se c’è uno che ha debuttato, se ha fatto qualcosa di particolare, esaltare alcune peculiarità caratteriali. Tutti fattori che entrano comunque nel discorso del calcio: il calcio non è solo tattica è ovviamente anche emozioni, passioni e tanto tanto di più.

D: Passiamo al Suo impegno sociale. Lei è Portavoce dell’Osservatorio nazionale del Bullismo e del Doping nonché Vicepresidente del Comitato Etico della Lega Pro. Continuerà il Suo impegno negli anni a venire? C’è qualche cosa che può già annunciarci al riguardo? 

R: Sono impegnata con l’Osservatorio da 7 anni insieme al segretario Luca Massaccesi: avendo entrambi dei figli in età adolescenziale, avevamo capito l’importanza di avere un punto di riferimento nel mondo dei giovani e dello sport contro il bullismo. Adesso di bullismo ne parlano tutti ma 7/8 anni fa era più difficile: quando Luca Massaccesi, nostro campione olimpico a Barcellona, ebbe questa voglia di aiutare i ragazzi, fu assolutamente innovativo. Lui lo fece e io lo seguii: realizzammo numerosi convegni direttamente nelle scuole, dove portavamo come esempi da seguire proprio gli atleti olimpici che veicolavano i valori positivi dello sport e quindi anche contro il bullismo. Cercavamo di diffondere il messaggio che chi era vittima del bullismo non era un fallito, anzi, lo erano gli altri e lo facevamo attraverso i campioni portatori di un esempio e di valori positivi. Poi abbiamo sostenuto la legge contro il bullismo approvata in modo definitivo 7/8 mesi fa con la scorsa legislatura: un iter molto lungo che abbiamo supportato con convegni e iniziative. Adesso sono impegnata con la Lega Pro e ci sarà molto da fare in futuro, però ovviamente non abbandonerò l’Osservatorio anche se lo considero un percorso fatto. Dopo tanti anni è anche giusto concentrare le proprie forze su altro. Dal punto di vista professionale da due anni sono impegnata nella realizzazione di docufilm e docufiction. Tuttavia sarò sempre attiva nel sociale, assolutamente, anzi in futuro lo farò anche di più. Se mi proponessero di essere testimonial di una campagna lo accetterei volentieri. Anche se mi proponessero di fare il sottosegretario all’istruzione… quando si può dare qualcosa per gli altri, in particolare nella mia posizione sicuramente privilegiata e con l’esperienza che ho da tanti anni a contatto con il mondo dello sport e con i giovani, credo che lo si debba fare: è un nostro dovere civico ma è anche un grande regalo che facciamo a noi stessi.

D: Cambiamo argomento, o meglio, torniamo alla tv: Le piacerebbe condurre il Festival di Sanremo? Se sì, con chi? Fiorello? Baglioni? Conti?

R: Io conduco Novantesimo minuto che è il “Sanremo del calcio”. È come se conducessi Sanremo tutte le domeniche perché parliamo, anche se gli ascolti sono diversi, di programmi molto amati dal pubblico e storici: noi, così come La Domenica Sportiva, entriamo da 40 anni nella case degli italiani quindi ci sono sicuramente molti punti in comune. Sanremo chiaramente ha un bacino diverso. Io l’ho seguito tanti anni come giornalista musicale. Certo, a chi non piacerebbe condurlo? Anni fa avrei detto no, ora invece penso che la conduzione, al di là dell’emozione, si potrebbe fare anche perché amo la musica e la conosco bene. Detto questo, al mio fianco non saprei… Fiorello lo vorrebbero tutti e sono felice che sia andato ospite quest’anno nella prima puntata. Mi è piaciuto moltissimo Baglioni: io sono amica di Claudio e sono una sua grandissima fan, quindi perché no… Mi piacerebbe anche un Novantesimo minuto sul parco dell’Ariston, in fondo parliamo allo stesso pubblico, alla famiglia Italiana e al suo cuore e proprio per quello come trasmissioni sono legate, anche per la loro lunga tradizione: Sanremo e Novantesimo sono tradizione, sono entrambe fiori all’occhiello della Rai. Tornando a Baglioni, devo dire mi è piaciuto molto il suo Festival: Claudio è straordinario e mi è piaciuta la scelta di Favino. Ho apprezzato moltissimo il modo davvero divertente e ironico con cui ha condotto Claudio, al punto di scherzare su se stesso con notevole autoironia. Da donna di televisione ho anche notato una grande preparazione nel dettaglio che altre volte avevo visto meno. Tuttavia la Rai non mi ha nemmeno mai proposto di andare come ospite, l’hanno fatto due volte con Ilaria D’Amico e una volta con Diletta Leotta, non penso di dover aggiungere altro… Ho già fatto polemiche l’anno scorso, non ho più voglia di farne…

D: Chiudiamo con la pubblicità: quali sono gli spot televisivi che Le piacciono di più? 

R: Devo dire la verità: uso il tempo della pubblicità per fare le tante cose che devo fare quindi, sinceramente, non ne ho una preferita. Mi piace molto la musica che la Tim ha scelto per il break prima delle trasmissioni, quella di “La La Land”, in assoluto il mio film preferito degli ultimi 5 anni. Quella mi piace molto, però ripeto che durante gli spazi pubblicitari ne approfitto o per guardare internet o per fare una telefonata o per portare fuori i cani oppure per chiamare i miei figli che sono a Londra o, ancora, per sistemare l’armadio…