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Il weekend alla radio: opportunità o no?

di Claudio Astorri

L’ho sempre percepito dall’interno del mondo della Radio, sin dal 1981: il “weekend” è uno status mentale più degli operatori che del pubblico. Diciamolo chiaramente: siamo dei privilegiati che sono compensati per svolgere un’attività che amano profondamente, sostanzialmente dei viziati, e il fine settimana non rappresenta tanto il riapproprio di energie, il momento della cultura o la possibilità di condividere più tempo con la propria famiglia o i propri affetti ma piuttosto un attestato di merito per cui tutti i migliori non sono in onda oppure non lavorano al sabato e alla domenica. Ed è indispensabile essere in quel club. Non è forse così? Ma la Radio, come servizio pubblico a libero accesso 24/7, può permettersi tali atteggiamenti? E il sabato, in cui lavora il 45% di chi ha un’occupazione, può far parte dell’idea del “weekend”? Siamo sicuri di tutto ciò?

Il pubblico percepisce e non apprezza. Molti “programmifici” inondano l’intero fine settimana di repliche, di best of, di programmi registrati, di voice-track avanzati e di ogni sorta di stratagemma che permetta di essere in onda ma non in diretta; il risultato è che chi è all’ascolto risulta spiazzato dalla Radio che smette di essere un servizio vivente e immediato per scivolare tristemente verso l’idea di un gelido podcast-hangar con l’aggravante di essere sincrono e comunque fuori dal tempo e dal momento.

Conclusa la mia percezione dall’interno del mondo della Radio, con i personali dubbi sul concetto “weekend” e su un certo classismo dall’effetto boomerang, andiamo spediti verso i fatti e verso l’analisi. Abbiamo da poco i dati annuali di TER 2017 che a livello generale e cioè della rilevazione dell’ascolto complessivo possono offrirci molto. E anche i “pesi” e le “curve” dei giorni della settimana.

TER-2017-Ascolti-per-Giorno-della-Settimana

I valori sono espressi in migliaia. AQH sta per quarto d’ora medio sulle 24 ore. TSL è “Time Spent Listening” ovvero la durata media di ascolto di un singolo individuo in minuti giornalieri. Giorno Medio è la rappresentazione degli ascoltatori giornalieri.

Prima domanda: i 34.896.600 ascoltatori del sabato e i 31.477.910 della domenica sono numericamente di “serie B” e meritevoli di una forma di discriminazione?

Seconda domanda: il fatto che vi sia riduzione del TSL così significativa al sabato e alla domenica, dove teoricamente le persone hanno più tempo disponibile, ha forse a che fare con la ridotta offerta editoriale di moltissime delle stazioni Radio proprio nel fine settimana?

A voi le risposte. Ma anche la visione delle curve LUN-VEN, SAB e DOM.

TER-2017-Curve-per-Giorno

Il sabato andrebbe assimilato ai giorni settimanali e la domenica non merita quell’abbandono diffuso e di semplice presenza. Sì, la Radio ha margini per crescere, proprio nel “weekend” dove occorre più lavoro.

E le singole stazioni, cominciando dalle Radio nazionali, come si comportano nel “weekend”? Analizziamo le AQH Share che ci indicano la performance, la quota percentuale di ascolto rispetto al totale disponibile.

TER-2017-per-AQH-share-per-GIORNO

RTL 102.5 ha nella domenica il giorno con la sua maggiore share che è peraltro più che doppia, ad esempio, di quella di RADIO 105. RADIO DEEJAY, l’altra delle 2 Personality Radio, addirittura crolla già al sabato e finisce sotto il 6% prendendosi più di un punto da RDS e risultando sorpassata anche da RADIO ITALIA all’inizio del “weekend”.

Nel mondo pubblico 2 emittenti hanno le share più elevate proprio nel giorno di domenica: RAI RADIO 1, per lo sport, e ISORADIO, per il servizio di informazioni sulla viabilità.