“I genitori proteggano i ragazzi dal cyberbullismo”


31 agosto 2017

   

L’Italia da giugno ha finalmente una legge sul cyberbullismo. Ma le cronache dimostrano che il fenomeno è sempre diffuso.  Che caratteristiche ha il  cyberbullismo? Che cosa lo favorisce? Come prevenirlo? Che cosa fare per il futuro? Ne parliamo con Andrea Massa, responsabile di “Progetto Massere – Sicurezza dei Minori sul Web”, organizzazione di Seveso, nell’hinterland milanese, che appronta corsi di formazione sui pericoli del web per alunni, genitori e insegnanti nelle scuole, in collaborazione con l’Internet Service Provider  ULI – Utility Line Italia.

Andrea Massa

Andrea Massa

Andrea Massa, come fotografare il fenomeno del cyberbullismo?

Nella Gazzetta del 3 giugno scorso  è stata pubblicata la Legge 29 maggio 2017 n. 71 recante “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”. Abbiamo finalmente la legge, ma bisogna andare in profondità per capire meglio il fenomeno e tutti quei pericoli a esso correlati. Secondo una ricerca da noi condotta dal 2010 ad oggi su un campione di 2.300 tra ragazze e ragazzi tra i 10 e i 15 anni di età nelle scuole medie e superiori di alcuni Comuni in Provincia di Monza e della Brianza, la maggioranza dei ragazzi riceve il loro primo cellulare tra i 10 e i 12 anni (lo smartphone è diventato il classico regalo della Prima Comunione mentre fino a qualche anno fa lo era della Cresima). Una tendenza in crescita.

Quanto tempo stanno connessi i ragazzi?

I ragazzi sono sempre più connessi. Lo erano l’8% nel 2010, il 67% nel 2013,  il 98% degli intervistati nel 2016 afferma di disporre di connessione 24 ore su 24. Predomina ed è in crescita l’utilizzo dello smartphone utilizzato dal 2% nel 2010, dal 42% nel 2013, dal 62% degli intervistati nel 2016 al 76% del 2017. Tendenza inversa a quella di Pc/Notebook, impiegato dal 93% nel 2010, dal 43% nel 2013,  dal 19% nel 2016 e dal 12% nel 2017.  La maggior parte degli accessi a Internet passa da smartphone (i ragazzi affermano per comodità, privacy, multifunzionalità), quasi nessuno utilizza il Pc ma lo sostituisce con device di nuova generazione come console e tv multimediali. Lo smartphone è diventato il miglior amico, rimane sempre acceso, anche di notte, appoggiato sul comodino per rispondere alle notifiche social.

Quali sono i sociaI più diffusi?

I social più diffusi rimangono WhatsApp, Instagram e Facebook. La diffusione di 3G/4G e il miglioramento delle ottiche di fotografia sugli smartphone hanno portato al sorpasso di Instagram nei confronti di Facebook. WhatsApp è il canale di comunicazione più usato dai ragazzi. Tra i social più in relazione al cyberbullismo c’è Ask.fm, nato nel 2010 e basato sul meccanismo della domanda-risposta dove è possibile rimanere anonimi. L’anonimato è l’habitat perfetto per far cresce gli haters.

   

Come apprendono a usare questi strumenti?

I ragazzi affermano di non sentire loro le regole, mentre il 90% dei genitori afferma di darle con puntualità. Un ragazzo su due sostiene di avere imparato a usare Internet da solo, anche se negli ultimi anni, grazie a una lieve diminuzione del gap digitale, i genitori sono il riferimento per il 25% degli intervistati. In base alle nostre previsioni nei prossimi anni la consuetudine diffusa, l’educazione e la consapevolezza con lo strumento Internet a tutti i livelli della società, determineranno una sempre maggiore richiesta di garanzie e tutela della privacy in particolare da parte dei giovani stessi.

 Avete riscontrato situazioni allarmanti nella vostra esperienza?

Abbiamo riscontrato casi di  cyberbullismo, sexting e selfie estremi, proprio per questo motivo ho deciso negli anni di ampliare lo staff del “Progetto Massere” includendo due psicologhe cliniche: Stefania Sedini e Nicole Ventura e un esperto legale: Matteo Meroni. Alcuni genitori segnalano episodi di vamping e nomofobia, ossia la paura di rimanere disconnessi. Noi consigliamo di approfondire, conoscere il mondo di Internet e capire come i ragazzi vivono la propria crescita e identità passando attraverso le dinamiche dei social. È importante che i genitori abbiano gli strumenti per osservare e chiedere ai figli che cosa fanno. Devono anche a volte saper dire di no. Porre delle regole, per esempio impedire il  vamping, il fenomeno per cui   i ragazzi tengono il cellulare acceso a fianco del letto quando vanno a dormire. Vigilare sui cambiamenti di umore o chiusure che possono essere segnali di cyberbullismo o sexting, ossia adescamento di tipo sessuale.

Internet rimane comunque un’opportunità?

Assolutamente sì. È uno strumento di progresso, ma è necessario un uso consapevole, atteggiamento  difficile per un adolescente. Oggi la dipendenza da smartphone e Internet (IAD –  Internet Addiction Disorder) è una patologia classificata al pari di alcolismo e tossicodipendenza. I dati delle Procure indicano che i minori sono i  principali protagonisti di reati online, sia come vittime che come autori spesso inconsapevoli: detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, ma anche stalking, diffamazione, ingiurie e minacce.

Dove è possibile informarsi?

Al fine di aiutare genitori, docenti e gli stessi alunni abbiamo realizzato un sito web: www.massere.it , una pagina Facebook: www.facebook.com/sicurezzaminorisuinternet  e un profilo Instagram: @sicurezzasulweb.


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