Perché non lavoro più a «Tv Sorrisi e canzoni»? chiedetelo ad Aldo Vitali

Parlo sempre delle iniziative editoriali di “Tv Sorrisi e canzoni”. Oggi trovo su Facebook questa lettera scritta direttamente al Direttore Aldo Vitali da Franco Bagnasco, firma storica del settimanale. La leggo la rileggo e la trovo sicuramente interessante, ironica e con toni garbati. Con contenuti forse più interessanti di alcuni spazi che ho dedicato a “Tv Sorrisi e canzoni”. E via si pubblica con la speranza che Bagnasco magari riceva una risposta.

Mario Modica

Caro Aldo Vitali,

Aldo Vitali
Aldo Vitali

da tanto volevo scriverti questa lettera aperta. È giunto il momento. Ti conosco molto bene da circa 15 anni, conosco i tuoi pregi e i tuoi difetti, e mi sono fatto un’idea di dove penda maggiormente il piatto della bilancia.

Vedi Aldo, dopo 17 anni passati come redattore, senza macchia alcuna, anzi, a sputare metaforicamente sangue tra le pagine di «Tv Sorrisi e canzoni», il rispettabile e storico settimanale che tu dirigi, giornale nel quale era il mio sogno arrivare a lavorare, mi sono trovato improvvisamente fuori (contro la mia volontà, forse si era intuito), trasferito in un’altra redazione.

Del tipo di trattamento che mi hai riservato (come vedi uso un’espressione neutra, le parole sono importanti, lo sai vero?) davanti ai miei colleghi, negli ultimi anni, ci occuperemo presto nelle sedi competenti. Sono un vecchio cronista (neanche così vecchio, dai) e ho preso tanti appunti con dovizia di particolari. Un bel taccuinone zeppo zeppo di cose buone. Come natura crea, «Sorrisi» conserva. Sarà un modo per ritornarci su, piacevolmente, tutti insieme. E poi vedremo che cosa stabilirà la Giustizia. A me piace la Giustizia, sai Aldo? Amo la Giustizia, la Verità dei fatti, la libertà d’espressione e il rispetto. Sono un tipo bizzarro.

Tra l’altro, visto che entrambi facciamo un lavoro esposto al pubblico, molte persone, oltre a chiedermi (gli amici più cari, che sanno) notizie sulle mie condizioni di salute, delle quali non parlo sui social perché preferisco la battuta al piangersi addosso, mi domandano il perché della mia defenestrazione. Qualcuno arriva a sospettare: «Che cosa hai fatto per essere stato mandato via?». Ora, siccome non ho fatto proprio nulla, come dice Forrest Gump, sarei «Un po’ stanchino» di queste domande. E non posso rispondere (pensa la frustrazione) perché regole condivise in questo Paese vietano di entrare pubblicamente nel dettaglio di questioni aziendali, sennò si rischia il licenziamento per «giusta causa». Non sia mai.

Un fatto è comunque certo: come tu sai, caro Aldo (lo dice il contratto giornalistico), nessuna decisione prende corpo in una redazione senza essere stata presa o avallata dal Direttore responsabile della testata. Nessuna. Dall’ultima scemata, sino a (figurarsi) una firma storica che viene cacciata.

Ti chiedo quindi la cortesia di spiegare a me e ai lettori, tu che lo sai bene, come mai io sia stato mandato via da «Sorrisi». Qual è il percorso che ha portato a ciò. L’ha chiesto a me a e te anche l’altroieri pubblicamente un signore su Twitter, ma non solo non gli hai risposto; ha scritto poi che l’hai addirittura bannato. Caspita. Faceva solo una domanda a un giornalista.

Rispondere mi sembrerebbe un atto di grande trasparenza e rispetto nei confronti dei lettori.

Da sempre (ma magari sbaglio) credo che nel nostro mestiere, per etica, ci debba essere un’identificazione molto forte tra quel che scriviamo, tra l’immagine che diamo di noi nei nostri articoli o editoriali, e ciò che siamo nella realtà. I giornali sono materia viva, un patto di fiducia col lettore. È una forma di rispetto che si deve a chi ogni settimana mette i suoi soldini sul piatto per comprare «Tv Sorrisi e canzoni» e «Il mio Papa», l’altro cattolicissimo giornale che dirigi. Dobbiamo somigliare ai giornali che facciamo. Dai tuoi editoriali emerge la figura di un uomo buono, retto, saggio, devoto, giusto. Un uomo così valoroso può non rispondere (anche per via dei doveri legati al ruolo che ricopre) a una semplice, banale domanda per fare chiarezza? Non ci credo. Sono qui, e non ho nulla da nascondere. Parliamone davanti a tutti.

Quindi Aldo, aspetto. Davvero. Aspettiamo fiduciosi la tua risposta. Magari tra chi legge queste righe ci sono altri lettori o ex lettori di «Sorrisi» e «Il mio Papa» che hanno la curiosità di saperlo. Di conoscere meglio i fatti e le tue modalità operative. Se le racconto io, tra l’altro, magari le racconto bene ma ci metto un po’ di enfasi. Chi meglio del Direttore?

E ora, permettimi di citarti. L’altro giorno sulla pagina Facebook del giornale hai postato un video per presentare il numero di Sorrisi con la copertina di Sanremo. Ecco le tue parole, in chiusura, testuali e illuminanti: «…Ma sempre con l’atmosfera rilassata che si respira a Sorrisi».

Ecco, qui il mio cuore batte forte e la mia curiosità sale a mille: rispondendo alla domanda di cui sopra (che continuerò a farti periodicamente, in caso di mancata risposta), spiegaci anche meglio, raccontaci di questa bella atmosfera rilassata che si respira a «Sorrisi». Faccela vivere o rivivere. Sai, sono via da un po’ dal mio giornale, in malattia, «un po’ stanchino» di tutto questo, e non me la ricordo.

Sempre tuo,

Franco