Vizi Pubblicitari – Basta con il buonismo animalista….

di Federico Unnia

Dopo la magistrale risposta di Giuliano Ferrara all’imbarazzante articolo apparso sul Corriere della sera, circa la presunta maggiore intelligenza di alcune razze canine, ancora una volta gli animali tornano nell’occhio del ciclone. E per una volta, diciamolo, finalmente, prevale il buon senso e l’umorismo. Soprattutto se di matrice British.

Ma andiamo con ordine. In Inghilterra viene diffuso uno spot di una catena retail incentrato su prodotti offerti in vendita. Il tratto ironico ed umoristico caratterizza i diversi protagonisti. Una vecchia e il suo cane che si buttano a un aereo, tenendo lei in mano un vassoio con un pollo arrosto; salvo poi con il paracadute planare su un ponte (San Francisco) dove un altro protagonista lancia una bottiglia di champagne per il varo di una nave.

Poi, e si arriva al punto, una persona in muta e maschera sta seduta sul fondo di un fiume o lago, leggendo un giornale, mentre nuotano davanti a lui bellissimi salmoni. Anche questi venduti dalla catena, con la specifica indicazione che sono prodotti secondo le linee guida stabilite da un ente per il rispetto degli animali e la corretta alimentazione.
5 consumatori inglesi, tra cui l’agguerrita Save our Seals Fund, non contenti dello spot, avevano segnalato all’Advertising standrds authority il filmato, contestando il fatto che i salmoni non erano catturati in cattività ma allevati, per questo ingannando il consumatore.

L’Asa, al termine della sua meticolosa indagine, ha assolto il filmato, non tra sorpresa e polemiche Oltremanica. Nessun elemento della comunicazione era tale da indurre in questo dubbio interpretativo il consumatore, essendo ben chiaro che la dicitura “Aldi’s Specially Selected Scottish Salmoni s Rspca assured”. Come dire che i prodotti, salmoni in questo caso, sono allevati nel pieno rispetto delle regole stabilite dal Rspca. Una scritta che non trasmette, a detta dell’Asa, l’idea che i salmoni sia catturati in cattività nei fiumi e laghi.

La raffigurazione suggerita, così come le altre che caratterizzavano lo spot, sono improntate all’umorismo e alla fantasia narrativa, con questo venendo meno ogni minimo rischio di inganno.
Andando oltre l’aspetto squisitamente giuridico, preme sottolineare come correttamente l’Asa abbia tenuto ferma la barra di giudizio e di comando, permettendo he l’ironia e la creatività sopravvivano anche ad un eccesso di protagonismo e rivendicazione animalista.