Il diserbaggio termico di Cristanini non offende la donna

di Federico Unnia

Da queste pagine abbiamo molto spesso stigmatizzato scelte di comunicazione stupidamente volgari, offensive della dignità della donna, mercificata al solo fine di catturare, per pochi istanti, l’attenzione di potenziali consumatori sfruttando il più comune desiderio maschile.

pron-7116-comitato-cristaniniIl Giurì di autodisciplina pubblicitaria ci offre ora una decisione per certi versi sorprendente, che merita di essere raccontata.

Su alcune testate del nord est viene pubblicato un annuncio pubblicitario relativo ad un attrezzo per il diserbaggio del giardino. A corredo del messaggio, l’immagine di una ragazza, in un giardino con piscina, vestita di un bikini, con saldali dal tacco alto calzati ai piedi, intenda a fissare con lo sguardo il pubblico.

Il testo contiene poi alcune informazioni sulla disciplina relativa al diserbaggio.

L’accusa mossa al messaggio, nella sua parte iconografica, riguardava la violazione dell’art. 10 Ca, dal momento che viecolerebbe una rappresentazione svilente della donna, qui proposta unicamente come  un mero oggetto di desiderio ed esposta come i prodotti venduti.

Accusa grave, come sappiamo, cui la convenuta aveva replicato sottolineando come la donna fosse raffigurata di tre quarti, non mettendo in evidenza così alcune zona sessualmente equivocabile.

Inoltre la modella era vestita in modo confacente ad un giardino, ritratta nell’atto di utilizzare il prodotto secondo la sua corretta modalità. Quindi nulla quaestio!

Ci si sarebbe attesi una condanna, ed invece il Giurì ha assolto la comunicazione su tutta la linea. Sul punto dell’art. 10, dice il Giurì, che non vi è alcunché di scorretto nella scelta di focalizzare la pubblicità di un determinato prodotto sull’immagine di una ragazza che ne fa uso, anche se vestita in bikini. Ciò dal momento che il prodotto è destinato ad un giardino  e quindi è confacente che la protagonista sia abbigliata come nel messaggio. Inoltre, la postura della modella non richiama in sé alcuna situazione o ammiccamento sessuale così come i guanti di plastica  che indossa  sono un corretto accorgimento precauzionale.

Quindi, ricapitolando, la donna non è raffigurata in modo de-contestualizzato rispetto alla situazione ordinaria di utilizzo del prodotto e non è caratterizzata in modo eccessivamente provocante.

Una motivazione che non fa una piega.  Tuttavia, il Giurì si permette una digressione, rimarcando come si potrebbe discutere sulle caratteristiche appariscenti della modella e dei suoi sandali vistosi; ma si tratta di caratteristiche che corrispondono ad una scelta non inusuale  e diffusa nella popolazione, la cui valutazione non si colloca sul piano dell’offesa della dignità della persona bensì su quella del buon gusto. Terreno opinabile nelle sue valutazioni, da cui il Giurì correttamente si tiene alla larga.