La Panchina – All’anima del social

di Pietro Greppi

Scrivere per il web, social o non social, ma anche non per il web, richiede perlomeno una cosa: saper scrivere! Ma  scrivere dovrebbe avere uno scopo diverso dal dimostrare di esserci.

Saper scrivere sembra facile. Ma farlo significa molte cose. Significa per esempio conoscere la lingua con la quale ci si esprime e rispettare chi non la conosce a sufficienza. Come? Per esempio, rendendo ogni testo lineare e comprensibile anche ai meno preparati.

Nei cosiddetti social trovo invece qui e là testi conditi esageratamente con termini che abbiamo ereditato e assorbito, senza batter ciglio, dalla cultura americana. Termini che a mio parere hanno raffreddato il potere della nostra lingua di scaldare l’anima e nutrire la mente di sentimenti. Interventi fini a sé stessi, molto diffusi sul web, senza anima e senza personalità, manifestano la fascinazione di coloro che li hanno scritti per ciò che interpretano essere i cosiddetti nuovi media. Qualche esempio: “credo sia importante l’engagement che si riesce a creare”, “un tone of voice adeguato alla brand identity e al canale”, “coinvolgenti per la community”, “la timeline è una funzione dalle enormi potenzialità in ottica di storytelling” … e così via … Scrivere per sciorinare questi termini contiene un rischio involutivo e rappresenta un pericoloso irrigidimento della mente di coloro che si esprimono senza rendersi conto che il proprio contributo potrebbe invece determinare un cambiamento. Peccato, perché queste forme di espressione sono spesso opera di persone giovani, fresche, potenzialmente capaci di contaminare vecchi modelli con nuovi stimoli con nuove proposte e nuovi progetti di costruzione di un mondo diverso e davvero sociale.

I nuovi media non sono “la strategia”, non sono “la soluzione”, ma semplicemente nuovi contenitori nei quali inserire contenuti … che non sono solo parole. Contenuti che raggiungeranno un grande numero di persone che dovrebbero trarne un giovamento.  I nuovi media sono l’occasione per fare ciò che altri media non hanno consentito. Mi piacerebbe che i giovani appassionati di nuove tecnologie, si adoperassero più spesso per approfittare di questi nuovi strumenti non necessariamente pensando di dover contribuire a vendere meglio un prodotto, che sinceramente è un intento che dovrebbe richiedere molti meno sforzi di quelli che vedo mettere in atto, ma per cercare di contaminare il maggior numero di persone (anche i loro coetanei) con sentimenti di rispetto e di etica in generale … magari anche usando un prodotto per farlo. Si può fare, ma nessuno glielo insegna e nessuno li stimola in questo senso.

Se si è in grado di interessare molte persone, perché non farlo per trasmettere conoscenza, curiosità, consapevolezza civile … ?

La crescita di un Paese non dipende dalla capacità di comprare o di vendere … e nemmeno da quella di produrre, bensì dalla capacità di formare una coscienza etica di responsabilità individuale ad ogni livello … è a questo che dovrebbe tendere un’attività SOCIAL!