La Panchina – Banco vince, banco perde

di Pietro Greppi

Una bella idea può certo avere anche dei difetti che ne indeboliscono l’efficacia. Diciamo pure che un difetto si trova sempre. Ed esistono figure, generalmente esterne, il cui compito è quello di individuare le criticità di ogni cosa, …. A questo proposito e in questa prospettiva segnalo l’interessante campagna del Banco Alimentare che opera meritoriamente da anni. Premesso che le critiche servono a far riflettere, spero che il Banco prenda le osservazioni che seguono per quello che sono: suggerimenti per risolvere punti critici individuati dall’esterno.

Per chi non lo conoscesse, il Banco alimentare distribuisce alimenti, raccolti in vario modo, a organizzazioni che si occupano di farli arrivare a persone o famiglie in condizione di bisogno.

Uno dei modi che l’organizzazione usa per raccogliere questi alimenti è quello di concordare una giornata con alcune insegne della grande distribuzione durante la quale, attraverso volontari,  sensibilizza chi fa la spesa al supermercato, invitandolo a farne un po’ anche per chi ne ha bisogno, dando all’uopo uno shopper all’ingresso da riconsegnare all’uscita con la merce si è deciso di donare. L’iniziativa dura da alcuni anni anche con importanti risultati. Ma ci sono una serie di cose che non vanno e che indico qui per far riflettere il Banco e i suoi sostenitori.

Ecco cosa, a mio parere, contribuisce a rendere meno efficace l’operazione:

  • • Nel materiale di comunicazione si indicano tutte le sigle che partecipano a questa iniziativa, ma non facendo cosa. Offrono denaro? Per fare cosa? Forniscono materiale per diffondere l’operazione? Lo dicano. Fanno anche loro una spesa alimentare proporzionata alle loro potenzialità? Perché non dirlo? Si tratta di trasparenza.
  • • All’interno di un punto vendita della GDO era allestita un’isola di prodotti di marca sconosciuta o a marchio dell’insegna. Tutti prodotti che costano in genere meno di altri più noti. Quest’isola ospitava anche alcuni cartelli che sollecitavano l’acquisto di questi prodotti per la campagna del Banco. Secondo quale logica un aiuto dovrebbe essere fatto in prodotti di seconda scelta o comunque percepiti così? Sono io che faccio la spesa che devo decidere cosa donare (se posso, se voglio)!
  • • Facendo la spesa, di fatto consegno dei soldi all’insegna. Estremizzo, ma in altre parole sto arricchendo un ricco, impoverendo me, per dare ad un povero … mi piacerebbe sapere se l’insegna che ospita l’operazione ha fatto anche lei una donazione in beni alimentari e in che misura. Se lo fa perché non me lo dice? Non si tratta di “farne un vanto”, ma di essere consapevoli che facendo un bel gesto dichiarato, oltre a stimolare l’emulazione, è possibile conquistare la stima del proprio pubblico.
  • • Sarebbe opportuno che l’insegna mi stimolasse nel gesto, rendendosi più “complice” del mio atto, applicando uno sconto importante solo sulla spesa destinata al dono. Altrimenti non si capisce a che gioco si sta giocando.
  • • Nel punto vendita che mi è capitato di vedere i volontari erano ex alpini. Una scelta oculata. Gli alpini infatti godono di una forte credibilità per la generosità dei loro atti, ma in questo caso, proprio per la sua oculatezza, fa pensare che il Banco o l’insegna o gli sponsor non credano di godere di sufficiente stima. Al punto da farsela “prestare” dagli alpini. I quali sarebbe corretto potessero ricevere in cambio, a loro volta e per le loro iniziative (in varie forme), aiuti dagli stessi che ne hanno usato la credibilità.