La Panchina – C’è gioco e gioco


16 novembre 2016

di Pietro Greppi

Quella del gioco d’azzardo è una ferita aperta nella nostra società. Ma aperta da chi? Semplicemente e banalmente da tutti coloro che hanno portato a sistema la questua travestita da promessa di qualcosa di molto attraente ma di talmente raro che può diventare una scommessa riuscirci. E infatti … ogni volta che una persona paga un biglietto della lotteria di qualunque tipo o inserisce del denaro (che è sempre reale) in una macchina reale o virtuale, non fa altro che cadere in una trappola più o meno consapevolmente ha il profilo della scommessa.

Una trappola immorale prima ancora che non etica, soprattutto perché la macchina di tale scorrettezza sociale viene pensata, architettata e promossa da persone irresponsabili, capaci di apparire portatrici di benefici per la stessa società che stanno contribuendo a far ammalare di un cancro devastante. Un cancro che va ribattezzato più precisamente di come i mandanti delle varie lotterie e casinò vorrebbero.

Costoro cercano infatti di far passare il “miraggio della vincita di qualche ricchezza” -verso il quale milioni di persone dalle menti deboli corrono, anzi vengono subdolamente spinte- sotto il nome “ludopatia”. Ma questo è un termine blando e fuorviante. Visto ciò di cui stiamo parlando è anche molto pericoloso usarlo senza riflettere, perché è un termine che include ogni forma di passatempo, divertimento e gioco cui potremmo appassionarci e verso il quale potremmo avere un particolare trasporto, incluso il giocare a fazzoletto, le rincorse nei prati dei bambini, la mosca cieca, le bocce, lo scopone, la partita di pallone e l’allegro divertimento dei genitori che scherzano con i propri figli … Insomma si tenta di far passare sotto lo stesso cielo del gioco ludico anche il gioco d’azzardo.

Quest’ultimo, in qualunque forma venga rappresentato deve invece passare sotto la gogna del termine azzardopatia. Una malattia indotta colpevolmente da coloro che vogliono solo una cosa: raccogliere più denaro possibile da qualunque parte provenga, da chiunque, qualunque sia il suo reddito, qualunque sia la sua condizione sociale. Cosa gliene frega! L’importante è guadagnare no!? E non è un caso se gli stessi che si ammalano di questa patologia sono i medesimi che la società comunque ignora o non considera se non per sfruttarne le debolezze a proprio favore.

Le percentuali di ristorno allo Stato di questi ingenti incassi sono polvere negli occhi degli ingenui, e fanno pensare che il male oscuro dell’insipienza di chi dovrebbe governare su queste cose sia talmente entrato in profondità che si faccia sempre più fatica a sradicarlo. Eppure basterebbe non giocare più d’azzardo. Non comprare più biglietti delle mille lotterie, gratta gratta di ogni tipo o gettoni delle slot. Basterebbe disertare i casinò fisici o virtuali che siano.

Perché quello di cui il Paese è ammalato (limitandoci a parlare dell’Italia) non è curabile con una percentuale su quegli incassi. Le cause della malattie vanno debellate e vanno distribuiti i vaccini per prevenirle. Nel caso delle malattie da azzardo, se proprio non riusciamo a cancellare e ad evitare tali insulti all’intelligenza, lo Stato dovrebbe almeno avere il coraggio di prendere una posizione netta e vietare la pubblicità in qualunque forma di queste “trappole per la mente”. Si potrebbe fare anche qualcosa di più: fare una campagna il cui obiettivo sia quello di far vergognare pubblicamente coloro che si occupano di azzardo.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

Spot and Web S.r.l. P.IVA 02684980184