La Panchina – Meglio responsabili che colpevoli


11 novembre 2016

di Pietro Greppi

C’è differenza fra essere responsabili o essere colpevoli quando si comunica. Si è colpevoli quando si mente, si è responsabili quando ci si fa carico delle conseguenze delle proprie decisioni.

Il futuro delle imprese è sempre stato, e sempre sarà, legato alla loro capacità di comunicare prima ancora che alla qualità dei loro prodotti. Il loro sviluppo e il loro stare sul mercato, si basa però in modo stabile quasi unicamente sulla reputazione, su quella positiva ovviamente, e sulla loro capacità di mantenerla tale. Le persone comprano se si fidano, se incontrano promesse mantenute e se si sentono trattate con rispetto e attenzione. Chi governa le aziende dovrebbe saperlo, ma succede che non se ne curi troppo, o che se ne dimentichi, e le ricadute negative di tali “colpevoli mancanze” non tardano mai ad arrivare. Eppure basterebbe solo un po’ di attenzione e una costante autoformazione che mantenga elevata la coscienza responsabile di chi prende decisioni. C’è una “ricetta” semplice che basterebbe tenere presente. Una ricetta che richiede pochi ingredienti capaci di formare una migliore cultura d’impresa e produrre risparmi di tempo e denaro: adottare sempre comportamenti corretti e orientati all’auto-miglioramento, tenendo conto che la propria correttezza è solo uno degli aspetti del pensiero etico e che oggi per le imprese questa è diventata una necessità indispensabile, pena la scomunica e l’abbandono da parte del consumatore. Una necessità non ancora pienamente percepita e che per questo va stimolata. I comportamenti corretti, responsabili e attenti “all’altro” sono infatti grandi portatori di benefici reciproci (quello che gli amanti dell’inglese chiamano win-win) e di benefici a lungo termine (la famosa fidelizzazione). E non richiedono investimenti che non sia l’impegno individuale.

Il pensiero etico, quando applicato, riduce gli sprechi, migliora l’utilizzo dell’intelligenza disponibile e aumenta l’efficacia delle azioni promosse. Induce anche nuove forme di approccio creativo per il fatto stesso di costringere a una costante verifica di correttezza del percorso. E questo avviene non solo nei processi tipicamente attinenti la comunicazione, ma anche nelle scelte generali dell’impresa. L’etica adottata come strumento di crescita professionale, consente di crescere, vendere, fidelizzare e soprattutto formare una contagiosa cultura del rispetto, perché i successi commerciali durevoli sono anche la naturale conseguenza di un comportamento etico consapevole e riconosciuto. È quindi un atteggiamento mentale e culturale basato sulla consapevolezza individuale della responsabilità che ogni singola persona ha in relazione alle sue azioni. Tanto più se questa persona è un professionista e ha responsabilità pubbliche o che su di un pubblico si riversano. Chi si occupa di impresa, di pubblicità, di marketing, di politica … ha quindi sempre una grande responsabilità anche pubblica.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

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