La Panchina – Raccolte fondi … indifferenziate

di Pietro Greppi

C’è quasi sempre una buona ragione per ogni raccolta fondi. Mi riferisco alle raccolte di denaro promosse dalle varie organizzazioni che si occupano dei problemi irrisolti della nostra società. Sono cause sociali che spingono persone sensibili, o coinvolte, a darsi da fare per trovare soluzioni alla carenza di capacità di intervento delle istituzioni. Sono richieste comprensibili diventate però assordanti per quante sono. Un affollamento che danneggia involontariamente tutte le cause perché determina una sorta di indigestione nel pubblico. E da un po’ di tempo mi sto chiedendo se non sarebbe il caso che il Governo facesse sue tutte le istanze indicate dalle centinaia di associazioni, le raccogliesse e allestisse un unico centro di raccolta fondi, aprisse un canale televisivo, uno radiofonico e un portale i cui contenuti fossero solo la narrazione, l’informazione e i resoconti di tutte le problematiche esistenti. Ogni causa troverebbe gratuitamente e a rotazione uno spazio, le aziende potrebbero far sentire la loro vicinanza in vari modi, il pubblico avrebbe una scelta in più, potrebbe essere reso  più consapevole, e nel tempo si potrebbe certo assistere ad un’evoluzione ulteriore della funzione di questi contenitori.

È ovviamente solo una bozza, un’idea su cui lavorare, forse idealista, ma credo potrebbe dare origine a interessanti sviluppi di contenuto, di programmazione, di sinergie fra reti … inoltre questo tipo di iniziativa dovrebbe promuovere la raccolta fondi indifferenziata. Sarebbe cioè un’unica raccolta fondi, fatta dallo Stato, i cui risultati verrebbero suddivisi fra le varie associazioni, in funzione delle loro rispettive necessità, in modo proporzionale alle esigenze reali. Un metodo certo da affinare, ma che avrebbe il pregio di eliminare molti degli sprechi cui danno luogo, in buona fede (si spera), soprattutto le associazioni meno attrezzate. Un modello che potrebbe produrre maggiore efficienza per la raccolta, meno spreco, meno ricorso a cataloghi di oggetti inutili per motivare i donatori, meno spese in generale per le associazioni, più comunicazione finalizzata e probabilmente maggiore razionalizzazione in generale. Per lo Stato sarebbe comunque un modo per essere presente, in un ambito dove, essere assenti, è sempre una colpa.