La Panchina – Palma gate


9 novembre 2016

di Pietro Greppi

Da che parte dobbiamo raccogliere le informazioni per conoscere davvero qualità e rischi di ciò che mangiamo? Di chi possiamo fidarci quando assistiamo a dichiarazioni contrastanti in merito allo stesso argomento? Capirete che un conto sono i pareri difformi in politica, che ci sta, ma quando si tratta di un alimento la cosa preoccupa e il risultato può essere solo uno: il consumatore che non si è mai preoccupato di cosa ingurgita continua a non preoccuparsi ed è affar suo, ma chi pensa alla propria salute e vuole avere informazioni sincere? Ci sono siti specializzati indipendenti che cercano di coprire le falle informative dell’industria alimentare, ma si tratta di una competizione impari. Da una parte c’è l’interesse a sapere le cose come stanno davvero, dall’altra ci sono addirittura lobby che si costituiscono per fare muro. Un muro che ha una doppia funzione: non far vedere cosa succede dall’altra parte e non far uscire informazioni che non siano autorizzate. Il caso più recente, ancora apertissimo e anche di una certa rilevanza, è quello dell’olio di palma.

Io non ho elementi per esprimermi in proposito e anche quelli che si possono reperire lasciano sempre un notevole margine di dubbio interpretativo. Si possono leggere cose interessanti e rassicuranti pubblicate da nutrizionisti, che immagini liberi e sinceri, e poi scopri che invece sono a busta paga dell’azienda o del consorzio di cui stanno tessendo le lodi o la difesa.

Come fa quel detto popolare? Ah sì: “… a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca …”. Perché, se certe cose vengono fuori e se le reazioni sono quelle che si vedono sugli scaffali dei supermercati, qualcuno che non la racconta giusta c’è di sicuro e spesso resta isolato.

Qualcosa di vero ci deve essere se quasi tutte le insegne della grande distribuzione stanno inserendo prodotti da forno a marchio senza olio di palma, se aziende che prima aderivano alla neo associazione costituita per diffondere la campagna in difesa “del palma” ora stanno adeguando la loro offerta togliendo quest’olio tropicale dagli ingredienti (prima fra tutte Barilla), se alcuni nutrizionisti stanno facendo marcia indietro rispetto a loro precedenti dichiarazioni …

Leggo anche che questa tendenza al cambiamento sta diventando radicale e che l’Italia pare essere destinata a diventare il primo paese europeo palm free. A “tener duro” e a difendere le proprie scelte industriali sono rimasti in pochi, tra cui primeggia Ferrero che usa le proprie risorse per argomentare tale decisione con campagne ad hoc. Barilla investe invece sul fronte opposto con campagne che sottolineano l’abbandono del palma su tutti i prodotti da forno. Ma io voglio sapere la verità. Chi ce la dirà?

di Pietro Greppi – info@ad-just.it

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