La Panchina – In prima assoluta … la violenza

di Pietro Greppi

Che tipo di incubi attraversano le menti di coloro che progettano serie televisive infarcite di violenza gratuita e ripetuta ossessivamente? Che cosa rende così entusiasti i dirigenti di quella rete e tutti coloro che prenotano o raccolgono la pubblicità che occuperà le interruzioni di quelle puntate al punto di farne dei promo “sintetici” dove protagoniste sono le armi e il loro uso continuo?

Vergogna! Anche se queste “fiction” rappresentassero fedelmente ciò che avviene nei contesti cui queste serie “si ispirano”, non credo che qualcuno osi tentare di spacciarle per docufiction d’inchiesta … e quindi è mai possibile che a nessuno venga in mente di riflettere sugli effetti collaterali negativi che potrebbero avere queste rappresentazioni? Possibile che nessuno si opponga, o che ragioni, o che faccia ragionare chi gli sta intorno? Eppure non si tratta di una produzione fatta di nascosto. C’è chi l’ha pensata, scritta, approvata, prodotta, interpretata … Certo non è l’unica produzione che contiene violenza.

Capita che le importiamo da altri Paesi, come gli Stati Uniti, e in quei casi si tratta di acquisti, lasciatemelo dire, sbagliati e sui quali andrebbe fatta medesima riflessione. Ma se potremmo anche capire (ma non giustificare) che certe produzioni vengano realizzate in comunità che prevedono la pena di morte e la libera circolazione di armi, nel nostro Paese, che costituzionalmente ripudia la guerra (e i suoi succedanei aggiungerei), dovremmo essere molto attenti ai messaggi che divulghiamo. Di solito qui si parla di pubblicità, ma ogni contenuto trasmesso potenzialmente a milioni di persone, sapete bene che può indurre ad apprezzare quel contenuto. Esiste la possibilità, neppure tanto remota, che qualcuno lo viva come un modello da imitare. Dipende dal contenuto, dipende da come viene proposto e dipende anche da chi lo vede.

I professionisti o gli esperti di produzioni televisive, di pubblicità, di comunicazione, … riescono a percepire la differenza, neppure tanto sfumata, fra contenuti pericolosi e informazione? Sorgono dei dubbi in proposito. Tutti quelli che lavorano nei media, a qualunque livello, conoscono i numeri e li sanno “maneggiare”, ma non sanno assolutamente nulla (non possono) di ciò che accade nella mente di chi riceve certi messaggi. Ma se ci pensano possono immaginarlo, prevederlo, intuirlo. Ce l’avranno una famiglia di qualunque tipo! Sentiranno le notizie che arrivano da ogni dove, che riportano troppo spesso atrocità compiute da persone che sterminano le proprie famiglie, usano violenze, si picchiano per un parcheggio, torturano animali, … Il nostro è un Paese dove l’ignoranza è imperante e la carenza di istruzione e di formazione civile vengono compensate con il “si salvi chi può”.

L’ho già detto altre volte: la tv ha un potere enorme – lo sanno tutti – perché è presente in ogni casa e contribuisce anche involontariamente alla formazione della cultura di molte persone. Molte persone si ispirano a ciò che vedono e se vedono solo la tv … La violenza non dovrebbe trovar posto sui media e, quando anche fosse “necessario” o inevitabile, sarebbe allora opportuno integrare quel contenuto, quella trasmissione, con messaggi di denuncia di tali rappresentazioni. Altro che “prima assoluta”.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it