La Panchina – Carta vince, carta perde

di Pietro Greppi

Da quando è arrivata l’opzione digitale nel campo dell’informazione e dell’editoria, il mondo della carta si dice stia soffrendo. Dipende però da come lo si guarda. A me sembra di poter dire si tratti “solo” di una sofferenza di quantità che non è detto sia per forza qualificabile come una crisi. Semmai si tratta di un’opportunità di scelta che consente di limitare lo spreco delle risorse naturali che la produzione di carta implica. Ovvio che il punto di vista di chi vive di carta e del suo utilizzo come supporto per l’informazione sia di parere opposto, ma resta che questa nuova realtà costringe a fare nuove riflessioni che daranno certo vita a nuove idee su come affrontare la questione rivalutando probabilmente alcune priorità: cosa stampare e cosa no. È auspicabile che un po’ alla volta ne potrà godere la qualità dei contenuti, che si spera suggeriranno una selezione naturale di cosa valga la pena onorare di essere ospitato in un libro.

Se le opzioni digitali hanno avuto un effetto sull’utilizzo della carta riducendo il ricorso ad essa, dal punto di vista ambientale lo possiamo certo considerare un successo. Sembra però che la competizione fra carta e digitale non sia ancora così marcata. La carta resta ineguagliabile sotto molti punti di vista. Fra tutti la durata e la fruibilità. L’informazione e l’editoria digitali sono velocissime, poco costose e accessibili, ma solo a patto di disporre di uno strumento tecnologico e dell’energia necessaria per farlo funzionare.

Proprio ieri ho estratto da alcune scatole libri del 1890, ancora perfetti. Provate a pensare se quei libri fossero stati scritti e intrappolati in uno dei primi floppy-disk di 30 anni fa. Se il supporto fosse ancora adeguatamente magnetizzato dovreste prima ritrovare un computer funzionante e oltretutto predisposto per poter leggere quel formato… dovreste recarvi in un museo.

Si può digitalizzare tutto, ma un conto è farlo per una successiva consultazione, un altro è farlo riuscendo anche a mantenere intatto il gusto della lettura, che include una particolare gestualità e riti che solo chi legge la carta mette in atto. Aprire un libro non è come “accedere ad una pagina X”. Il gusto e le sensazioni che si provano sono totalmente diverse e fanno parte dell’atto di leggere il cartaceo.

Se ci pensate bene, gli strumenti digitali per quanto nuovi siano vengono progettati comunque cercando di imitare i loro “antenati” analogici. Le automobili non sono poi così diverse dalle carrozze a cavalli. Le penne di oggi non è che siano andate molto più avanti dei cunei per incidere e scrivere sulla creta. Le tavole digitali che contengono i moderni libri, cercano di riprodurre il modello cartaceo che deriva però da secoli di esperienza, che resta insuperabile dal punto di vista delle emozioni che aggiunge ai contenuti che custodisce. Non è possibile riuscire a spiegarne razionalmente e completamente il motivo, ma ogni lettore di libri di carta sa di cosa parlo. La carta vince a priori sul digitale. Il resto sono chiacchiere.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it