Il Bugiardino – Fuori la lingua

di Pietro Greppi

Quando andiamo da un medico e questi desidera avere indicazioni di massima sul nostro stato di salute capita che ci chieda di mostrargli la lingua e questa cosa, visto che ci muoviamo nell’ambito di un bugiardino, voglio usarla anche come metafora per parlare dell’uso della lingua inglese, di quando viene inserita a forza nella lingua italiana, in particolare negli spot.

Se quando devi rivolgerti ad un pubblico italiano “tiri fuori la lingua inglese” allora consentimi di dire che è il sintomo che non stai bene. Ti ha colpito un virus molto contagioso.

pietro2coverSe ti occupi di comunicazione in Italia, e insisti nell’usare l’inglese per rivolgerti ad un pubblico che dovresti sapere essere scarsamente formato anche nella comprensione della propria lingua, allora devi accettare che qualcuno, io in questo caso, insista nel sottolinearti quanto ciò sia inopportuno, insensato e controproducente. Non sono l’unico che lo fa notare e non è neppure la prima volta che lo scrivo, ma nonostante ci siano addirittura movimenti per la salvaguardia della lingua italiana ad evitare che questa si sporchi con termini che non le sono propri, e nonostante l’Accademia della Crusca spenda del tempo a discutere sul fatto che l’italiano è una lingua amatissima e molto studiata in tutto il mondo per la sonorità, la dolcezza e la storia da cui deriva … insomma, nonostante questo, continua a verificarsi che le persone che guidano le istituzioni, dirigono agenzie pubblicitarie, gestiscono aziende e occupano cattedre … costoro continuano a infarcire i propri discorsi, i titoli delle leggi, i testi degli spot e interi corsi universitari con termini inglesi. C’è da chiedersi per dimostrare cosa e a chi.

Ritorno quindi sul discorso, magari ripetendomi anche, ma visto che qualcuno insiste, insisto anch’io. Comincio con il riportare due citazioni per consentirne il confronto, per mettere un punto e per chiarire di cosa stiamo parlando:

  1. 1- Nel 1908 Gandhi, conoscitore dei “luoghi” dove risiede la menzogna spacciata per verità, si spinse a dire che “ … insegnare l’inglese (in India) a milioni di persone equivale a schiavizzarli … ”.
  2. 2- 2- Il 6 settembre del 1943 Winston Churchill, all’Università di Harvard, dichiarò che “ … Il potere di dominare la lingua di un popolo offre guadagni di gran lunga superiori che non il togliergli province e territori o schiacciarlo con lo sfruttamento. Gli imperi del futuro sono quelli della mente … .

Focalizzandoci su Churchill, questi annunciò di fatto la nascita di un progetto: l’avanzare del processo di colonizzazione del mondo da parte della lingua inglese. La lingua italiana non ne fu esente e pian piano “accettò supinamente” l’utilizzo diffuso e acritico dell’inglese come portatore di benefici di tipo commerciale. Peccato che per noi si verificò invece un progressivo impoverimento generale, sul piano culturale e su quello della competizione commerciale. Un impoverimento ancora in corso e molto visibile “grazie” anche alla visione degli spot prodotti negli ultimi anni sempre più carichi di termini inglesi che indirettamente ci parlano di quanto questo virus sia diffuso.

Ora, sorvolando sull’evidente confusione mentale di chi, per esempio, ha concepito e sostenuto il termine Made in Italy (affermazione che nega sé stessa), trovo incomprensibile che non si rifletta su quello che a mio parere dovrebbe essere un dato di fatto e cioè che la lingua italiana origina il pensiero italiano. Si tratta di un’affermazione che può sembrare ovvia, ma se lo è dipende dal fatto che riflette una logica evidente, affascinante e difficilmente contestabile.

È comunque una dichiarazione di cui rivendico la paternità e di cui quindi mi permetto di dare anche un’estensione: dire che la lingua italiana origina il pensiero italiano sembra la scoperta dell’acqua calda, ma bisogna considerare che fino a che non facciamo nostra tale osservazione non si può riuscire ad andare oltre le sterili argomentazioni di chi parla di internazionalizzazione … bla bla bla.  Il pensiero italiano, generato dalla lingua italiana, è ciò che produce tutto quello per cui l’Italia è famosa nel mondo: arte, architettura, artigianato, agricoltura, cucina, letteratura, musica, medicina, industria, invenzioni … particolari ed originali espressioni dello sviluppo della nostra lingua e della sua storia. La lingua inglese è diventata però un palese cavallo di Troia per allargare l’influenza del mondo americano, e questo che tende a impoverirci sotto molti punti di vista. Ecco perché dovremmo sentire necessario ridare forza e dignità alla lingua italiana. Per evitare l’annullamento delle identità e delle diversità che ci caratterizzano e che dobbiamo quindi difendere e promuovere. Ed è un atteggiamento che dovrebbero comunque assumere tutti i popoli di ogni paese perché un pittore, un poeta, un architetto, un musicista, un artigiano … esprimono la loro arte passando dal filtro della lingua in cui pensano ed è questo a influire nella produzione di un determinato e determinante modo di vedere le cose, di agire e di reagire. Salvaguardare queste differenze è vitale per proteggere le diversità. E questa, cari comunicatori, dovrebbe essere la vera strategia creativa. Tirate fuori la lingua e date un pizzicotto anche ai vostri clienti. Svegliatevi!

Pietro Greppi

Consulente per la comunicazione etica e fondatore di Scarp de’ tenis

Fondatore di GESTO – Laboratorio per la realizzazione del Linguaggio universale non verbale

Per entrare in contatto con l’autore: info@ad-just.it