Vizi Pubblicitari – L’articolo sullo studio non è pubblicità

di Federico Unnia

Tirano un sospiro di sollievo tutti i commentatori e giornalisti che seguono con interesse il mondo legale. O meglio, anche i pr delle agenzie e degli studi possono rimettere nel cassetto incubi di vedersi tarpate le ali nel promuovere i propri datori di lavori.

pron-51-16-cdc-c-casa-associati-messaggioIl Giurì di autodisciplina ha infatti stabilito che non rientra nel suo perimetro d’azione giudicare se in un articolo giornalistico si annidi una strisciante, e non palese, pubblicità in favore di uno studio legale.

Il tema, come noto, mi è quanto mai caro, avendolo sviscerato in tempi non sospetti, peculiarità e tutele.

Veniamo al caso. Il Comitato di Controllo aveva chiesto l’intervento del Giurì nei confronti dello Studio Legale Casa & Associati   in merito ad un titolo  “Dal caso Rauner al Vicenza calcio. Spunta il team ‘salvataggio d’impresa’”, pubblicato sul Giornale di Vicenza nel maggio scorso, ritenendolo in contrasto con l’art. 7 del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.

Il messaggio in questione, a detta del Comitato, sotto le sembianze di un articolo giornalistico, faceva  promozione allo studio legale. La natura esplicitamente pubblicitaria dell’articolo non era  accompagnata da accorgimenti volti a renderla chiaramente percepibile dal consumatore. Come dire: una marchetta del giornalista.

Lo studio in questione rigettava ogni addebito, insistendo sul fatto che  non aveva mai conferito alcun incarico pubblicitario al Giornale di Vicenza in merito all’articolo in oggetto. Lo studio aveva rilasciato  l’intervista non per farsi pubblicità, ma per evidenziare l’attività di approfondimento scientifico svolta, fra cui l’organizzazione del convegno di cui nell’articolo si dava informazione.

Casa & Associati inoltre faceva presente di non essere  soggetto alla giurisdizione dell’Istituto, né di aver  mai aderito al Codice in quanto, quale associazione professionale, non può utilizzare la pubblicità se non nel rispetto dei limiti deontologici imposti dall’Ordine di appartenenza.

Il Giurì  ha ritenuto il caso in questione “border line”. I titoli e lo spazio dedicato allo studio (ben superiore a quello dedicato al convegno) potevano risultare eccessivi, ma restavano pur sempre nella discrezionalità della “notiziabilità” giornalistica, soprattutto in ragione del fatto che la stampa locale spesso riserva  ai soggetti e agli eventi locali uno spazio maggiore di quello che la stampa nazionale fa.

Il tono enfatico dell’articolo, secondo il Giurì, risulta compatibile con i sentimenti di compiacimento che la stampa locale ha da sempre riservato ai “successi” locali,  non introducendo necessariamente il sospetto di un rapporto di committenza di fatto. Come dire. Un poco di sacrosanta enfasi ai campioni di casa nostra non vuole necessariamente dire pubblicità.