La Panchina – L’approvazione

di Pietro Greppi

Potrebbe essere il titolo di un film. È  invece una possibile e realistica sintesi della trama della vita sociale in cui siamo inseriti. Ed è anche, conseguentemente, il tema ricorrente nelle tecniche pubblicitarie che condiscono questa nostra forma di socialità che si sviluppa intorno ad un concetto tanto semplice quanto deleterio.

La pubblicità infatti, lo sapete, fa energicamente leva sulla “ricerca di approvazione”. Basandosi su questo, coloro che progettano cosa dire in una pubblicità, tentano di manipolare chi la segue al fine di alterare le conseguenze logiche, proprie del pensiero libero, che ognuno di noi possiede alla nascita, ma che nel tempo rischiamo di perdere a seguito dell’interferenza di segnali, opposti al concetto di libertà, da cui siamo raggiunti. Per spingere all’acquisto di un prodotto viene abitualmente (potremmo addirittura dire tradizionalmente) messa in atto una sequenza di connessioni visive e verbali con l’intento di rafforzare la nozione che le opinioni degli altri sono più importanti di quelle proprie. Viene suggerito, neppure tanto velatamente, che ricevere l’approvazione altrui è una sorta di dovere e che per ottenerla è sufficiente acquistare e usare quel determinato prodotto che si propone infatti di diventare il nostro alleato per ottenere l’approvazione degli altri. Il modello applicato è coerente con quello della vita sociale basata sull’approvazione, secondo il quale la conduzione della vita di ciascuno viene approvata se conforme alle formule riconosciute coralmente.

Non c’è discussione sul fatto che quanto ho appena espresso possa essere vero o no: è vero e non temo alcuna smentita (anche perché tale “tecnica” viene tramandata senza alcun imbarazzo nelle scuole che formano i comunicatori)!

Qualcuno forse non si rende neppure più conto di quanto l’approvazione sia assunta a sistema, e questo perché il sistema è impegnato a formare le nostre menti orientandole in questo senso. I comunicatori stessi ne sono il prodotto evidente e, insieme alle aziende loro clienti, agiscono in questo modo -così basso- semplicemente perché funziona, perché gli consente di vendere, di lavorare, di produrre … e una società basata sulla ricerca di approvazione non accetta neppure che si possa avvertire (percepire consapevolmente) questo meccanismo pervasivo che ha ormai occupato ogni contesto. Una condizione che ha generato anche situazioni laterali curiose e, a mio modo di vedere, stimolanti. A volte riducendo il sistema stesso a dipendere dall’approvazione di cui è portatore. Mi riferisco per esempio all’assegnazione del Premio Nobel a Bob Dylan, premio che per la nostra società è una sedicente forma di approvazione e riconoscimento che, venendo però ignorata insistentemente dall’artista, ha costretto i rappresentanti di quel sistema a cercare loro stessi di ricevere “l’approvazione” del loro gesto rincorrendo insistentemente l’artista .

Basta poco per far cadere un castello di carte:  magari, come in questo caso, basta un rifiuto ben cantato.

di Pietro Greppi – info@ad-just.it